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14/04/12 "La tua famiglia che era straniera" Un premio per le seconde generazioni

Assegnati i premi per il concorso "Figli di tante patrie", indetto dal servizio intercultura delle biblioteche di Roma con premi dell'agenzia Viaggi nel mondo: il racconto di ragazzi e giovani arrivati in Italia giovanissimi, da emigranti, o nati qui.


I suoi genitori "la chiamarono con l'unico nome che conoscevano", Sara Robabeh Djelveh: 27 anni, è la figlia di Sayyd, un commerciante iraniano, nato a Rash negli anni '50 e sbarcato a Roma 30 anni dopo per amore di una donna italiana conosciuta per le strade di Londra. Delle origini di suo padre Sara porta i tratti sul viso, negli occhi grandi e scuri, che ieri per un attimo si sono fatti più lucenti del solito quando nel teatro della biblioteca comunale del Quarticciolo ha ricevuto il primo premio di "Figli di tante patrie, le seconde generazioni raccontano le prime": il concorso indetto dal servizio intercultura delle biblioteche di Roma in collaborazione con l'agenzia Viaggi nel mondo, che ha fornito i premi.
Ora che ha un biglietto aereo in tasca Sara tornerà in Iran, nella terra del padre "che avevo visitato tanti anni fa - ricorda - quando ero molto piccola: ma non so ancora quando ci andrò". Perché, ottenuta con il pieno dei voti la laurea in Scienze politiche, Sara ha lasciato Pomezia. dove abita con la famiglia, ed è partita per uno stage alla Commissione europea di Bruxelles. Ed è proprio da lì che alcune settimane fa ha annunciato al padre la vittoria del concorso: il suo scritto è risultato il migliore tra i 30 inviati alla commissione.
"Ma non solo testi - spiega Gabriella Sanna, del servizio intercultura delle biblioteche di Roma - ci sono pervenute anche tante fotografie, oltre ai video: i tre strumenti attraverso i quali gli italiani di seconda generazione potevano raccontare l'esperienza dei loro genitori". In Italia lo status dei figli di immigrati è legato alla condizione dei genitori: se i padri ottengono la cittadinanza (compiuti dieci anni di residenza legale) questa si trasmette anche ai figli. Altrimenti bisogna aspettare di diventare maggiorenni. "Lo spirito del concorso è legato proprio a questo aspetto - aggiunge Sanna - è ora di estendere il diritto di cittadinanza anche ai figli degli stranieri che non sono nati in Italia, ma che in molti casi vi sono arrivati da piccolissimi, crescendo qui e assorbendo la nostra cultura".
Se Sara nel suo testo immagina il padre camminare per la prima volta "per le vie di Pomezia, sentendosi diverso tra gli uguali, forestiero tra i paesani, extracomunitario tra gli indigeni", Ashai Arop, una ballerina di 31 anni nata in Italia da padre africano e madre italiana, nel suo racconto premiato come secondo classificato dice: "Nel 1990 non mi sfiorava minimamente l'idea che nel 2010 sarei potuta essere una specie di moda: adesso come si parla di dialetti e tradizioni si parla di meticci e seconde generazioni. Sono un caso, da studiare a scuola!".
Veronica Orfalian, 31 anni, la terza classificata, ha ripercorso la storia della diaspora armena: "Quando mio nonno morì - scrive - ripensai a ciò che aveva fatto e capii che nel mio cognome era conservata la storia della mia famiglia. Allora un giorno chiamai mio padre distogliendolo dalla lettura, lo presi dolcemente per mano e gli chiesi: 'Scendiamo le scale contandole in armeno?'. Sorridendomi raccolse il mio invito, e insieme cominciamo a contare pian piano: 'Meg, yergù, yerék...' ".


Fonte:repubblica.it

"A Termini, da Saviano a Don Ciotti ecco la galleria della legalità"

Roberto Saviano, Benedetta Tobagi, Nicola Grattieri, Umberto Ambrosoli, don Luigi Ciotti, Antonio Ingroia. Sono solo alcuni dei 41 soggetti immortalati dalla fotografa Fiorenza Stefani per la mostra fotografica "il mio sguardo libero-volti per la legalità", presentata nell'atrio della stazione Termini, organizzata e promossa dall'associazione A Voce Alta e dall'Archivio Fotografico Parisio di Napoli e patrocinata da Grandi Stazioni e Provincia di Roma nel quadro della campagna Provincia senza mafie, dedicata al giornalista scomparso Giuseppe D'Avanzo. Il progetto ha ricevuto una medaglia di rappresentanza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Presenti, oltre a Nicola Zingaretti e a Marinella Pomarici, Presidente di "A Voce Alta", anche alcuni dei soggetti fotografati come il magistrato Raffaele Cantone, il presidente onorario della Federazione delle Associazioni antiracket Tano Grasso, Nora Rizzi, docente e formatrice di Libera, Raffaele Del Giudice, esperto di ecomafie e Presidente del circolo di Legambiente Area Nord di Napoli e don Aniello Manganiello, fino al 2010 parroco di Scampia e fino al 2011 di San Giuseppe al Trionfale a Roma. "Questa - ha detto Marinella Pomarici- è una mostra itinerante che attraverso il suo viaggio per il paese-l'esposizione, gia passata da Napoli e Genova, resterà a Roma fino al 30 aprile, per poi spostarsi a Torino, Lamezia Terme, Milano- si propone di riunire Sud e Nord dell'Italia nel nome della legalità attraverso i volti di personaggi noti e meno noti che ogni giorno si adoperano contro la criminalità organizzata e la corruzione che occupano il territorio e larga parte della pubblica amministrazione: magistrati, giornalisti, scrittori, attori, imprenditori, sacerdoti e rappresentanti di associazioni, fondazioni e istituzioni che si battono per l'integrazione, la difesa dei diritti civili, il riconoscimento dei diritti delle vittime innocenti. Vogliamo testimoniare come si possa avere successo anche coltivando il bene comune". In ogni città in cui la mostra verrà esposta la fotografa Fiorenza Stefani sceglierà altri soggetti da immortalare e aggiungere all'esposizione nella tappa successiva; nel caso di Roma verranno fotografati Franco Latorre, Pasquale Scimeca, Paolo Bianchini e Flavia Fama'. "E' soprattutto nei periodi di debolezza economica che proliferano gli affari della criminalità organizzata - ha detto Zingarett i- per questo l'attenzione sui fenomeni mafiosi deve essere mantenuta sui massimi livelli di guardia. La cultura della legalità deve diventare patrimonio di tutti. Una mostra in un luogo simbolo di Roma come la stazione Termini permette a chi parte e a chi arriva nella nostra città di trovare una testimonianza viva di una scelta di campo, quello della legalità; una galleria di volti di cittadini che scelgono di impegnarsi in prima persona. Una delle cose che ha devastato questo paese è l'illusione della convenienza dell'egoismo, queste persone invece propongono il modello di vita della condivisione. A Roma da 2-3 anni viene vista come una piazza dove le mafie possono investire nella criminalità. Basta vedere i negozi della città che cambiano continuamente proprietario, gestione e metodo. Io sono convinto che di queste cose bisogna parlare, lo abbiamo fatto con la fiaccolata contro le mafie a luglio e pochi giorni fa con l'istituzione della Consulta antimafia della provincia. Tutti insieme siamo molto più forti della mafia"


Per vedere le immagini




Fonte:repubblica.it

31/01/12 "2011, un anno record per furti, rapine e borseggi"

Boom di assalti alle abitazioni: +28%. Reati contro il patrimonio aumentati del 15%. La quota degli stranieri irregolari denunciati in Italia per reati di droga ha raggiunto il 34,5% del totale. Tra il 2004 e il 2007 l'incremento era stato più graduale e legato agli scippi e ai borseggi
UN DILAGARE di rapine a mano armata negli appartamenti. E un esercito di scippatori e borseggiatori in strada a minacciare la sicurezza pubblica. La criminalità in Italia sta vivendo una svolta. Nel 2011, dopo anni di calo costante, c'è stata un'impennata a sorpresa dei reati contro il patrimonio, aumentati del 15 per cento rispetto al 2010.
Per le rapine nelle abitazioni è un vero quanto allarmante boom: sono cresciute del 28 per cento in pochi mesi. Un'inversione di tendenza che spiazza i sociologi e preoccupa tutte le forze di polizia. A documentarlo sono i dati riservati che le prefetture di tutta Italia stanno inviando al Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale, e che Repubblica è in grado di anticipare.
I furti in appartamento sono cresciuti nell'ultimo anno del 15 per cento, così come le rapine e i borseggi. Gli omicidi sono "stabili": 610 casi nel 2011. Aumenta invece il peso degli stranieri nella contabilità criminale. La percentuale degli immigrati senza permesso di soggiorno nel totale delle denunce per reati legati alla droga è arrivata a 34.5 per cento. Un record, non è mai stata così alta.
Sono numeri ricavati dalle denunce presentate a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Sono provvisori, perché ancora non tutti gli uffici hanno provveduto a inviare le statistiche. Ma chi li sta raccogliendo prevede che quelli definitivi sulle rapine e i furti saranno corretti al rialzo, intorno al 18-19 per cento.
Abbastanza per parlare di emergenza sicurezza.
Emergenza che i recenti casi di cronaca nera avevano fatto solo intuire. Per esempio il duplice omicidio a scopo di rapina del commerciante cinese e della figlioletta di pochi mesi, avvenuto a Roma qualche settimana fa. O lo scippo con aggressione di sei giorni fa in centro a Milano, di cui è stata vittima una imprenditrice che girava in bicicletta. Episodi che hanno fatto rumore, ripresi da tutti i telegiornali.
Ma è sfogliando le cronache locali che si ha la percezione della paura e del disagio vissuto da chi vive lontano dall'attenzione delle telecamere, negli angoli meno esposti della provincia italiana. Rapine in villa, aggressioni ai proprietari, il crimine che entra in casa e terrorizza. E poi scippi e borseggi subiti in pieno giorno, furti con scasso. Cioè le varie forme in cui si declina il reato predatorio contro la ricchezza.
Un incremento come quello del 2011 non si verificava dal triennio 2004-2007, ma allora la fase espansiva era stata più graduale. A determinare quell'impennata avevano contribuito solo una parte di reati: i borseggi, i furti di automobili e nei negozi. Quelli commessi in appartamento e gli scippi in realtà erano in costante diminuzione.
Nel 2009, come si legge nell'ultimo Rapporto sulla Criminalità e la sicurezza in Italia, le denunce di furto erano 2500 ogni 100 mila abitanti. Lo stesso trend per le rapine, in netta flessione negli ultimi venti anni, eccezion fatta per il picco del 2007 (90 casi ogni 100 mila abitanti, 18 volte di più rispetto al 1970). Dopo quell'anno nero, erano crollate e sembravano destinate a diminuire.
I sociologi sono i primi ad essere sorpresi dall'impennata del 2011. Una prima spiegazione la azzarda il sociologo Marzio Barbagli in questa pagina. Sarebbe colpa della crisi economica, entrata negli ultimi dodici mesi nella fase più aggressiva, con licenziamenti in aumento e sempre più giovani tenuti ai margini del mercato del lavoro.
Un periodo in cui, politicamente, si sono sovrapposte la fase decadente dell'ultimo governo Berlusconi e l'ingresso del tecnico Mario Monti. E nel quale si assiste all'oggettiva difficoltà delle forze dell'ordine, che da mesi denunciano carenza di mezzi e strutture. Anche per questo la crisi ha dispiegato i suoi effetti più oscuri e criminali.

Fonte:repubblica.it

22/01/12 "Rapina a Torpignattara accoltellati due bengalesi"

Nello stesso quartiere dell'agguato al barista cinese tre uomini di carnagione chiara hanno aggredito due cittadini del Bangladesh mentre un terzo è stato picchiato. Nel pomeriggio i carabinieri hanno fernato un sospettato

Due cittadini del Bangladesh sono stati accoltellati e un terzo è stato picchiato in un tentativo di rapina e in una lite avvenuti due notti fa nel quartiere romano di Torpignattara, lo stesso dove il 4 gennaio scorso furono uccisi un commerciante cinese e sua figlia di nove mesi.I carabinieri cercano tre uomini di carnagione chiara: così li hanno descritti le vittime, che non hanno saputo indicare la nazionalità degli aggressori. I tre nella notte tra venerdì e sabato avrebbero aggredito il primo immigrato in via Serbelloni tentando di portargli via il portafogli e rompendogli il naso con un pugno. Tutto sarebbe nato da un pretesto futile, forse la richiesta di una sigaretta, secondo quanto ricostruito finora. Nel pomeriggio i carabinieri hanno fermato un minore di 16 anni con procedenti, che si era già reso protagonista in passato di un episodio simile, sempre ai danni di un bengalese. Il minorenne romano ora rischia una condanna per tentato omicidio.Il ragazzo, di 16 anni, già ad aprile scorso aveva aggredito un cittadino bengalese con il pretesto di una sigaretta. Sono in corso indagini per ricostruire la dinamica di quanto accaduto all'alba di sabato in via Serbelloni.Secondo il comandante del Gruppo carabinieri Roma, il colonnello Giuseppe La Gala, che ha annunciato il fermo durante un sopralluogo a via Serbelloni, l'episodio "va inquadrato come un fenomeno di bullismo" e non come conflitto tra comunità italiana e straniera. A Torpignattara, spiega, i cosiddetti bulli "sono sia italiani che
stranieri. Gia in passato - afferma - si sono resi protagonisti di episodi del genere e sono stati immediatamente arrestati"In un secondo momento i tre sconosciuti si sarebbero scontrati con due parenti dell'uomo intervenuti, accoltellandoli e fuggendo. I due bengalesi, feriti alle braccia e al torace, non sono in pericolo di vita e uno è già stato dimesso, secondo quanto riferito dai carabinieri. Sul posto sono intervenuti i militari della Compagnia Casilina che erano di pattuglia nel quartiere.La notizia dell'aggressione è stata diffusa con un comunicato dal Comitato immigrati in Italia - Comunità Bangladesh Roma. I due accoltellati si chiamano Arob Ali e Robiul Molla, entrambi di 24 anni, secondo quanto riferito. Il terzo bengalese si chiama Mojibor Rahman, di 38 anni. I tre sono cognati. Secondo la nota del Comitato le loro condizioni sono gravi, ma la circostanza è stata smentita dai carabinieri.
Fonte:repubblica.it

04/01/11 "Bangladesh, rivoluzione solare elettricità a milioni di persone"

Dal 1996 gli abitanti delle zone rurali del paese hanno visto la propria vita cambiare grazie a un kit di celle, batterie e luci, acquistabile a rate agevolate. Nel Paese oltre 80 milioni di cittadini non sono raggiunti dalla rete elettrica nazionale. E ora il governo concede sgravi e incentivi per chi vuole investire nel settore
NON HANNO mai visto così tanta luce. Il 60% della popolazione del Bangladesh, tutte le zone rurali del paese, ancora non è raggiunta dalla rete nazionale della corrente elettrica, eppure qui la rivoluzione è arrivata sotto forma di energia solare, pulita e rinnovabile. Disponibile anche ai più poveri tra i poveri.
Tutto grazie a Shs (Solar Home System, sistema solare casalingo), un progetto della banca etica Grameen Shakthi, specializzata nella promozione di energia verde. Si tratta di un kit composto da pannelli solari, batterie e una serie di lampade a fluorescenza e led che ha già cambiato la vita a oltre un milione di persone. Ma potenzialmente può avere un impatto sulle esistenze di decine di milioni di cittadini.
Non sono numeri esagerati: il Bangladesh ha 140 milioni di cittadini e, come detto, solo il 40% è raggiunto dalla rete elettrica nazionale. Questo vuol dire che 84 milioni di persone possono sfruttare l'Shs per cambiare la propria vita.
Dell'Shs esistono diverse combinazioni, a diversi prezzi. Per i più indigenti, la versione più semplice costa 124 dollari, ed è in grado di attivare cinque lampadine per tre ore. Il denaro però non va sborsato tutto e subito: la Grameen Shakthi (e altri distributori simili) ha istituito un sistema per cui il pagamento è al 10% anticipato e il restante 90 rimborsati in 36 rate mensili. Tre dollari al mese.
"Il miglior investimento che abbia mai fatto", ha dichiarato Nizamuddin Sheikh ad Al Jazeera. Sheick ha un ristorante in una zona periferica di Dhaka. "Prima ero costretto a tenere aperto solo quando c'era il sole, ora posso allungarmi anche dopo il tramonto. E gli incassi sono raddoppiati".
Gli sforzi di distribuzione dell'Shs sono promossi anche dal governo, che non è in grado di ampliare la rete elettrica nazionale. Inoltre il Paese, che produce quasi la totalità dell'energia elettrica da combustibili fossili, si è posto l'obiettivo di arrivare nel 2020 a produrre il 10% dell'elettricità da fonti rinnovabili. Così, combinando lo sviluppo dell'Shs e la produzione verde, il governo ha deciso di introdurre un'esenzione fiscale per 15 anni sull'import dei componenti e dei prodotti legati al solare, oltre a una serie di altre facilitazioni per chi dall'estero volesse investire nel settore.
Un modello di successo, spiega la Grameen: "Ci sono molti vantaggi, ma il principale è che l'Shs è più economico rispetto a altri combustibili come kerosene e diesel, e non richiede manutenzione. Così si possono garantire ore di luce per studenti, negozianti e casalinghe. E si possono ricaricare i cellulari, un altro strumento che sta cambiando la vita di queste persone".
Fonte:repubblica.it

"Guerrilla gardening in azione orto errante a Terme di Caracalla"

Gli orti e i giardini condivisi e i gruppi di guerrilla gardening di Roma intervenuti alle Terme di Caracalla insieme all'Accampata per la cura dell'Orto Errante. Si tratta di un orto invernale, a basso impatto ambientale e reversibile, realizzato in maniera corale a Santa Croce in Gerusalemme il 5 novembre 2011 e trasferitosi ora alle Terme di Caracalla insieme all'Accampata. E' stato realizzato attraverso il riciclaggio di cassette in legno da mercato ortofrutticolo prima dipinte e poi riempite con sacchi di iuta riciclati e terriccio vegetale e piantine provenienti dai diversi orti e giardini condivisi. I tanti gruppi di cittadini che sono intervenuti portando piante e terra dai giardini e orti da loro coltivati hanno rappresentato con un gesto generoso e disinteressato la volontà di cambiamento. Il cibo, le piante e la terra sono elementi che esemplificati nell'Orto Errante, portato in luoghi di cultura della città di Roma, che pongono attenzione sulla necessità di immaginare una nuova modalità di rapporti sociali e nuove forme di relazioni tra città e natura. Un gesto di solidarietà, un atto simbolico e un'occasione di incontro che ha visto in prima linea tutte quelle realtà di cittadini che rimboccandosi le maniche, in centro come in periferia, hanno strappato un'area abbandonata o un parco all'incuria per restituirlo alla comunità come spazio pubblico sia sotto forma di giardino condiviso che di orto urbano. A Roma sono ormai oltre 70 questo tipo di realtà, censite sulla mappa on line Zappata Romana (www. zappataromana.net), dove vi è un prevalente carattere di socialità e di creazione di spazio pubblico: chi prende spunto dall'orto/giardino per lavorare con i disabili, chi per reinserire lavoratori in mobilità, chi per l'autoproduzione o l'educazione ambientale, chi per fare un presidio contro la speculazione edilizia, chi per creare una oasi di relax, per decoro o semplicemente per coltivare.
Fonte:repubblica.it

27/10/2011 ""Romani" 345 mila stranieri. E nel Lazio sono mezzo milione"

I dati Caritas e Fondazione Migrantes: la capitale ospita il maggior numero di presenze, con un'incidenza pari al 12 per cento sul totale dei residenti. E un terzo proviene da Paesi dell'Unione europea. La comunità più numerosa è quella romena, con 74.500 persone (21,6 per cento) mentre gli egiziani sono solo il 3 per cento.

"Con oltre 345mila stranieri iscritti all'anagrafe e 183 nazioni rappresentate, quello capitolino è il Comune italiano che ospita il maggior numero di presenze, con un'incidenza di stranieri pari al 12 per cento sul totale dei residenti. Un radicamento che, negli ultimi anni, ha coinvolto in maniera sempre più consistente anche gli agglomerati limitrofi al capoluogo - su tutti, i comuni di Guidonia Montecelio, Fiumicino, Ladispoli e Pomezia - e che ha visto crescere il numero di stranieri di quasi 13mila unità nell'ultimo anno nonostante la crisi economica": i numeri arrivano dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes nel loro 'Dossier statistico immigrazione 2011'. Alla fine del 2010 i cittadini stranieri residenti nel Lazio sono 542.688, ma considerando anche gli immigrati che, pur regolarmente presenti, non sono iscritti nelle anagrafi comunali, il loro numero raggiunge i 590mila. Anche considerando solo i residenti, rileva il Rapporto, il Lazio si conferma comunque al secondo posto per numero di immigrati (dopo la Lombardia) e si colloca ad un livello superiore al mezzo milione di presenze (insieme al Veneto e all'Emilia Romagna), con un incremento annuale del 9%, superiore quindi alla media nazionale (7,9%). In Italia l'11,9% degli immigrati ha scelto il Lazio come luogo di residenza.Tra tutte le nazionalità prevale quella romena, alla quale appartiene il 38,7% degli iscritti stranieri. Seguono le collettività filippina ucraina e marocchina (tutte col 2,8%), ecuadoregna (2,6%) ed altre con percentuali più basse. A livello provinciale si riscontrano alcune tendenze particolari a Latina, in cui è notevole la presenza degli studenti indiani (seconda nazionalità, dopo quella romena), a Roma, dove i filippini sono quasi 4.000, mentre a Rieti i macedoni sono il 10,4%.In tutto il Paese ci sono quasi 5 milioni di stranieri: nel 1861, anno dell'Unità, gli immigrati in Italia, erano 88.639 (0,4% sulla popolazione residente), oggi quelli regolari sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti, circa 50 volte in più (incidenza del 7,5%). Nonostante la crisi, l'aumento è stato di 335.258 residenti nel 2010. Se si tiene conto di circa altri 400 mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si arriva allo stesso numero di persone dello scorso anno. Nel frattempo, però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l'autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi di lavoro (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia). Dal Rapporto emerge anche la presenza di circa mezzo milione di persone in posizione irregolare. I rimpatri forzati (16.086 nel 2010) arrivano a costare, nel complesso, fino a 10 mila euro l'uno. I costi dei rimpatri, dei Cie e delle carceri e l'impossibilità di avere frontiere ermetiche (ogni giorno entrano in Italia 200 mila persone) inducono a incentivare i flussi regolari.
Fonte:Repubblica.it

10/10/2011 "MSF, "Quando il cibo non basta" Come far capire al mondo che...

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione (16 ottobre prossimo) è allestito in Piazza Vittorio a Roma un "Centro nutrizioni" identico a quelli che Medici Senza Frontiere allestisce nelle zone dove più acuto è questo fenomeno. "E' il momento di agire", dice Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia.

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che ci celebra domenica 16 ottobre, Medici Senza Frontiere 1 (MSF) porta a Roma l'iniziativa "Un Centro nutrizioni in città: quando il cibo non basta", da oggi al 17 ottobre, presso il "Centro Nutrizione" (Giardini Nicola Calipari) Piazza Vittorio Emanuele II, a Roma e organizza un dibattito al Senato della Repubblica, giovedì prossimo 13 ottobre, sul tema della malnutrizione dal titolo "Fame di denuncia: perché il cibo non basta".
Perché la gente sappia. Nel cuore di Roma, dunque, MSF allestisce un vero e proprio Centro nutrizione, simile a quelli che MSF utilizza nei contesti in cui opera. Con il progetto "Un Centro nutrizioni in città - "Quando il cibo non basta" l'organizzazione, che quest'anno compie 40 anni di vita, punta a sensibilizzare l'opinione pubblica - a cominciare dagli studenti delle scuole secondarie di secondo livello - sulla malnutrizione e sulle nuove strategie di cura per combattere un male che ogni anno colpisce 195 milioni di bambini.
Il tempo di agire è ora. "Crediamo che il nostro Centro nutrizioni sia un'occasione unica per poter avvicinare i cittadini ad un problema così grave e attuale - ha detto Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia - come mostra l'emergenza nutrizionale in corso in Somalia. Il nostro obiettivo, in occasione della Giornata
Mondiale dell'Alimentazione del 16 ottobre, è quello di sensibilizzare e coinvolgere la popolazione in un modo diverso, che va oltre gli abituali strumenti utilizzati normalmente per illustrare il problema. Per non restare spettatori passivi. Oggi - ha concluso il direttore di MSF Italia - la malnutrizione può essere sconfitta con l'utilizzo massiccio dei nuovi cibi terapeutici pronti all'uso. Il tempo di agire è ora".
Cosa significa essere malnutriti. La struttura di 90 metri quadrati permette ai visitatori, guidati dagli operatori umanitari di MSF, di "vedere da vicino" che cosa significa oggi la malnutrizione infantile e quali sono le soluzioni messe in campo per curarla, attraverso un percorso multimediale con alcuni documentari video-fotografici realizzati da fotografi di fama internazionale dell'Agenzia VII Photos e un percorso esperienziale che illustra le fasi di un intervento in contesti di emergenza nutrizionale.
Il dibattito al Senato. Presso l'aula della Commissione Difesa di Palazzo Madama, in via degli Staderari 4, giovedì 13 ottobre alle 14.30 è in programma un incontro sul tema della malnutrizione dal titolo "Fame di denuncia: perché il cibo non basta", promosso da MSF in collaborazione con la Commissione Straordinaria Diritti Umani del Senato e la Comunità di Sant'Egidio/Progetto Dream. Interverranno: Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato; Unni Karunakara, Presidente di Medici Senza Frontiere Internazionale; Michelangelo Bartolo, Coordinatore Progetto Dream Comunità di Sant'Egidio, 2Amir Mahmoud Abdulla; Deputy Executive Director WFP Florence Egal; Nutrition Division FAO; Stefano Taliani, Ministero Affari Esteri, Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo 3
Modererà: Francesco Marabotto, Caporedattore Agenzia ANSA - Settore Sanità
Visite al "Centro Nutrizioni". Ingresso Gratuito. Orari di visita: Per le scuole: 9.00 - 13.00 (solo su prenotazione: scuole@msf. it); Per il pubblico: lunedì-venerdì 13.30 - 18.30; sabato e domenica: 9.00 - 18.30.
Cos'è Medici Senza Frontiere. E' la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

Fonte:repubblica.it

29/08/2011 "La raccolta differenziata raddoppia. Merito dei napoletani"

Eco-cartelli divertenti sono comparsi in città per il Ferrara Buskers Festival. A piazzarli nei punti strategici del centro storico, i dieci ragazzi di Napoli, del progetto CleaNap: gli “Angeli della monnezza”. «Bidone blu, stanco di donne di plastica cerca carta e cartone», «AAA Bidone verde cerca lattine data incompatibilità con cartucce», oppure «Bidone indifferenziata, stufo di mozziconi spenti, cerca piatti e bicchieri di plastica per appuntamenti al buio».
Non si tratta di uno scherzo. Sono i divertenti cartelli, comparsi in questi giorni in città in occasione del Ferrara Buskers Festival. A posizionarli sui cassonetti della spazzatura, i dieci volontari di CleaNap, eco-assistants della manifestazione (ribattezzati “Angeli della Monnezza”, per le dinamiche attività organizzate nel pieno dell’emergenza rifiuti di Napoli). Dislocati, ogni giorno, davanti le isole ecologiche della città estense, insegnano agli spettatori della rassegna che celebra la musica on the road a differenziare nel modo più corretto possibile i rifiuti.
“Si tratta di un esperimento – ha detto Marcello, uno dei volontari – un’idea simpatica che sta funzionando. La gente è incuriosita e si avvicina ai bidoni, riflettendo sulla necessità di separare i rifiuti”. Da quando gli “Angeli della Monnezza” sono in città la raccolta differenziata è raddoppiata. Le prime stime, che saranno poi completate dal Gruppo Hera, che collabora costantemente all’iniziativa e che ha dato grande sostegno alla realizzazione dell’ EcoFestival, dimostrano che nei primi giorni della rassegna la quantità di plastica raccolta è quasi triplicata rispetto allo scorso anno, mentre quella dell’alluminio è raddoppiata.
“Il pubblico del Ferrara Buskers Festival – ha precisato l’eco-assistant Francesco – sta dimostrando molta sensibilità e comprensione. Così come gli artisti, attentissimi alle problematiche ambientali”.
“Domenica – ha aggiunto Marianna – Gigi Russo ci ha presentato sul palco del Ferrara Music Park. Abbiamo ricevuto molti complimenti. Questo ci fa onore”. Anche gli operatori ecologici cittadini, che ogni mattina all’alba ripuliscono le strade, sono rimasti colpiti dalla poca presenza di cartacce, plastica e rifiuti in terra. Nessun tappeto di lattine, né bicchieri abbandonati. Merito dei ragazzi di CleaNap, pronti a mettere in campo nuove idee per raggiungere l’obiettivo ecologico. Sarà divertente, tra una nota e l’altra, scoprire negli angoli del borgo Estense i nuovi cartelli che i volontari hanno intenzione di realizzare. Occhio ai rifiuti.
Fonte:estense.com

25/07/2011 "CleaNap", cinquecento volontari al lavoro per pulire due piazze"

L'iniziativa di cittadini di tutte le età, muniti di guanti e scope, è diventata "un fenomeno civico". Anziani, ragazzi e bambini si trasformano in netturbini per dare un nuovo volto alla città
Un piccolo esercito. In centinaia, determinati e compatti anche in una domenica di fine luglio. È il fenomeno CleaNap. Armati di scope, bustoni e compostiere. Cresciuti in numero ed entusiasmo, dopo il solito tam tam su facebook e non solo. Nel pomeriggio, in piazza Santa Maria La Nova, sono oltre 500. Ragazzi, bambini e vecchi. Tutti all'appuntamento lanciato, per la quarta volta, dal gruppo di cittadini CleaNap Piazza pulita. Sottinteso: per non aspettare che siano sempre gli altri a fare.
"Qui siamo troppi! Andiamo a pulire anche di fronte: metà qui a Santa Maria, metà in piazza Matteotti", propone Emiliana Pellone, l'autrice di un appello che è già diventato patrimonio di molti. C'è chi, come Friarielli ribelli tirano su dalle aiuole chili di erbacce e lasciano piantine e terreno fresco, chi ripulisce dalle scritte oscene i portoni, chi, come Marco e Gul e tanti altri, spazzano le scale (fetide) delle Poste. Vincenzo, Marta, Valentina e Carmen lavorano con guanti e rastrelliere, vengono da quartieri diversi. Tra gli abitanti, l'appello di Franco De Rosa: "Ci hanno chiamato: "Scendete anche voi!". Ma il gesto di questi ragazzi rischia di restare fine a se stesso se Comune e forze dell'ordine lasciano abbandonate o incustodite le piazze". Dove si fa baldoria, si lasciano bottiglie. E si spaccia droga nella pubblica indifferenZA.
Fonte:repubblica.it

"Milano come far rinascere un Rione"


Fonte:D-larepubblica.it del 07/05/2011

07/05/2011 "Piantare Armonia"

Fonte:D-larepubblica.it del 7/05/2011

17/07/11 "Ecco gli angeli della monnezza. 'Ora basta, Napoli la puliamo noi'"

Tam tam sul web e patti condominiali, si mobilitano i cittadini. Con scope e palette raccolgono rifiuti nelle piazze. E parte il riciclaggio "fai-da-te". Ogni 10 giorni i ragazzi si autoconvocano su Facebook e scelgono una piazza cittadina da ripulire

APOLI - Hanno messo le braccia al posto delle parole, quello che fa un piccolo risorgimento al suo primo varco. Hanno cominciato con una piazza, due scope e guanti spaiati da chirurgo. Ora sono duecento alle assemblee pubbliche e tremila soltanto su uno dei social network coinvolti, e hanno adottato quattro aree della città. A volte basta che sia uno a indicare: "La città è nuda". Succede che, allo sbando, si trovino le forze.Le forze si trovano non per un altro grido, ma per fare un passo e guadagnare ossigeno. Capita quasi sempre mentre stai per arrenderti o affogare. È un clic che stavolta muove Napoli, capitale incline alla sorda indolenza quando l'onda della crisi - si chiami rifiuti o degrado - diventa compagno promiscuo, intima violazione. E infine morso quotidiano a cui non si vuole offrire altra carne.La cura diventa ripartire dal basso. Pulire prima una strada, poi una piazza, poi un'altra. Tirare le erbacce dagli interstizi insieme alle carte dai marciapiedi. Ridarsi appuntamento e fare un altro pezzo di "pulizia". Da soli. "Senza partiti, senza padroni". Quando finiscono, si passano la parola. Che poi è diventata un programma e una sigla felice, in due sillabe, buona per bambini, laureati e nonni: CleaNap.Un'idea forte dietro la quale c'è la tenacia di un anziano libraio, Rino De Martino, custode ormai di Piazza del Plebiscito abbandonata. E, dopo, l'intuizione di una 27enne, Emiliana Pellone, una laurea in Organizzazione e gestione del patrimonio
culturale, una faccia alla Audrey Tatou, a cui piace ignorare che Napoli non sia il mondo di Amelie. E che dal suo blog, il 4 giugno lancia un appello: "Facciamolo noi, facciamo piazza pulita". "Credo che ce la possiamo fare, solo se ci impegniamo tutti in prima persona - spiega Emiliana - . Alla fine basta poco, mi sono detta: una scopa, una paletta, un paio di guanti e tanta acqua pubblica, e si lava la faccia a un frammento di città. Avevo scritto ai miei amici di Facebook: "Perché non cominciamo con una forma di flash mob? Una performance, filmata e ripresa, iniziando da piazza Bellini, un posto fantastico che se fosse in altre zone del mondo sarebbe gremito di turisti. Se andasse in porto, potremmo "adottare" un luogo ogni 10 giorni. Jamme bell'". Tipico preziosismo gergale, sta per: diamoci una mossa.È nato così, in Rete, il fenomeno CleaNap. In 28 giorni, i primi 2800 iscritti. Poi, dopo le prime operazioni di decoro collettive, la pagina viaggia al ritmo di cento iscritti al giorno (vedi alla voce www. fanpage. it/cleanap). Continua Raffaella: " "Ho pensato a una crasi - ebbene sì, ho fatto il classico - tra il verbo to clean e NAP(oli). Se lo andate a pronunciare diventa "Clean up", i cui svariati significati anglofoni rimandano a moralizzare, pulire, regolare. Anche il sottotitolo Piazza Pulita ha una valenza didascalica e insieme metaforica". Capita, proprio in mezzo alle stagioni dell'emergenza cronica, che si alzi la voce: "Cominciamo da noi". Nella città delle 2300 tonnellate di immondizia che sta foderando di nuovo gli angoli cittadini, per non parlare delle 15mila spalmate in tutta la provincia, cresce la voglia di dimostrare. Capita che scendano in piazza giovani e anziani con detersivi e pannopelle. E che mettano le mani, appunto, invece delle parole degli altri. Ai primi di maggio comincia De Martino con la pulizia del colonnato di San Francesco di Paola, il 4 giugno Emiliana parte con la sua proposta. L'11 giugno viene ripulita piazza Bellini, il 26 tocca al Largo Banchi Nuovi, l'8 luglio ai giardinetti di Porta Capuana. Prossima tappa il 24 luglio: appuntamento alle 17 in piazza Santa Maria La Nova. CleaNap ha trovato sia sulla Rete sia in strada, alleati convinti. I "Friarielli ribelli", squadre di giovani che, con la loro guerrilla gardening, si incaricano di far risorgere le aiuole inaridite e i giardini dimenticati. E poi il libero attivismo di quei cittadini che da soli stanno diffondendo la moda virtuosa di autotassarsi e mettere la compostiera per l'umido in cortile: aiutati dall'intraprendenza di Francesco Emilio Borrelli, ex assessore dei verdi in Provincia. È bastato che si partisse con Aniello Morra, un commercialista del Parco della Madonnina, che ormai offre sul tema consulenza gratuita (anche su infoverdicampania. it o agmorraibero. it). Riferimenti a cui chiamano da tutta Napoli per chiedere consiglio. Come fosse un call center. "Scusi, noi siamo 50 famiglie, abbiamo bisogno di quale compostiera, con quali batteri da inserire? E dove si acquista". Perfino nella più sofferente Forcella c'è il padre di Annalisa Durante (uccisa per errore in un conflitto a fuoco) che si è mobilitato per una differenziata spontanea. Succede che un semplice appello via social network faccia saltare un tappo. E squillare la tromba che istituzioni e palazzi hanno tenuto muta. Il sindaco Luigi de Magistris riflette: "Sono sempre stato convinto che i napoletani siano pronti ad essere il perno di una rivoluzione ambientale che finalmente conduca al superamento della piaga storica dei rifiuti. Del resto senza il contributo dei cittadini e delle cittadine non è possibile alcun miglioramento in tal senso. Non a caso, abbiamo delegato ad un consigliere Raffaele Del Giudice il compito di mobilitare e organizzare la cittadinanza. Per questo apprezzo le tante iniziative spontanee. Hanno un importante valore simbolico, oltre che pratico, e alimentano la speranza di quanto sia possibile un cambiamento ambientale e civico". Anche Marco Sergio, avvocato e responsabile di una piccola impresa, si è messo in contatto con Emiliana portando in dote altri contatti. Dando disponibilità a organizzare, su pura base volontaristica, "corsi di formazione" per una differenziata responsabile. "Voglio provare a dare una mano, cercando anche di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche. Ma sarebbe importante avviare un vero bombardamento mediatico in grado di stimolare comportamenti etici e virtuosi, e allo stesso tempo un inasprimento delle sanzioni per i trasgressori". On line, la mobilitazione cresce. Senza enfasi, anzi. Chiara Amato scrive: "Basta dire "bravi, vi stimo"". Ma dove sono tutti questi fan, tutti questi sostenitori quando si devono alzare le maniche? Mia madre ha 65 anni e con il colpo della strega è andata a pulire, anche solo per un'ora e mezza". C'è qualcosa di semplice e solenne nell'azione di uscire con una scopa per fare linda la città di tutti. Meno complimenti agli eroi pulitori. E più gente nelle strade, ci vogliono più braccia, più gente che fa".

Fonte:repubblica.it

05/07/2011 "L'importanza del "Buongiorno" Salutare ci fa sentire meno soli"

Le nostre città sono sempre più anonime e "liquide", popolate da persone che si ignorano l'una con l'altra. Così anche solo un cenno può essere sufficiente a stabilire un legame, una reciprocità. Un brano estratto dall'edizione ampliata e aggiornata del "Sillabario dei tempi tristi" di Ilvo Diamanti, nelle librerie da domani
di ILVO DIAMANTI

DA SEMPRE HO l'abitudine di salutare, sempre, quando incontro qualcuno. L'ho appresa da bambino. Frutto di un'educazione tradizionale, si direbbe oggi. L'ho mantenuta fino a oggi. Così, nei miei percorsi quotidiani saluto tutte le persone che incrocio. Soprattutto, intorno a casa, a Caldogno, quando mi faccio guidare dal cane. (Lui - meglio: lei, la mia piccola Cavalier - sceglie l'itinerario mentre io leggo.) Oppure a Vicenza, in centro. O ancora a Urbino o a Urbania. A volte anche altrove.
Quando incontro qualcuno, da solo, mi è difficile fingere di non vederlo. Distogliere lo sguardo. Ma poi perché? Allora saluto con un cenno, con un buongiorno.
Un "ciao", quando si tratta di persona conosciuta. Serve a stabilire una relazione. Un legame. Nulla di vincolante. Ma la persona con cui hai "scambiato" il saluto - dopo - non è più un "altro". Diventa un "prossimo". Magari non troppo "prossimo". Perché il "prossimo" è qualcuno che ti sta vicino dal punto di vista della distanza non tanto (solo) fisica, ma emotiva e cognitiva. La persona che saluti diventa qualcuno che "ri-conosci" anche se non lo conosci.
Qualcuno che, a sua volta, ti ri-conosce, per reciprocità. Un "quasi" prossimo. Un "non estraneo". Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio.
Meno estraneo. Come avviene dovunque tu conosca o almeno riconosca
qualcuno. Altrimenti, per quel che mi riguarda, mi sento spaesato. Fuori con-testo. Non dispongo, cioè, di un testo condiviso, di un linguaggio comune ad altri, anche se espresso senza parlare.
Perché non c'è bisogno di parole per comunicare con gli altri. Se non amici: non conoscenti. O, almeno, ri-conoscenti. Non è sempre facile, lo ammetto. Anzi, lo è sempre meno. Soprattutto da quando l'urbanizzazione ha stravolto i luoghi in cui vivo. Dove abito. Da quando lo spazio intorno a casa si è condensato e al tempo stesso liquefatto. Sovraffollato. Si è trasformato in una plaga immobiliare, una non-città, dove sono affluite centinaia e centinaia di persone. Sconosciute.
A me, ma anche tra loro. Non è facile salutare le persone (?) che incontro. D'altronde, è divenuto sempre più difficile trovare un po' di verde. Guidato dal mio cane, allungo il percorso e mi sposto sempre più in là, sempre più lontano. Anche se ormai gli spazi verdi sono quasi scomparsi. E i pochi rimasti sono destinati a scomparire presto. Inseguiti ed erosi da nuovi insediamenti residenziali, da nuove strade e da nuove rotonde. Così, mentre costeggio cantieri e prati residuali, case abitate e altre che verranno, incontro perlopiù altre persone che accompagnano i loro cani. O viceversa (come me). Ma è difficile rivolgere loro un saluto. Perché non mi vedono. Occupate, al cellulare, a parlare con altre persone lontane. Oppure isolate da tutti, soli con il loro iPod.
Ed è difficile, altrettanto difficile, salutare gli altri ("altri"), quelli che escono di casa mentre passo. Non importa se a 100 metri o a un chilometro da casa mia. Tanto non conosco quasi nessuno, di questi nuovi arrivati (o magari è da parecchio tempo che abitano nel quartiere, ma è lo stesso, perché sono anonimi. Non hanno un nome. Non li conosco e non si conoscono, neppure tra "vicini"). Quando li incontro e li saluto, con un buongiorno e (o) un cenno del capo, alcuni rispondono. Ri-cambiano. (Le donne, soprattutto.)
Altri si limitano a un gesto imbarazzato. Un po' sorpresi. Altri ancora non rispondono. Non dicono e non fanno nulla. Tirano dritto. Come non mi avessero visto. E forse è vero, è proprio così. Abituati a stare e a essere soli. Non si accorgono della mia presenza. O, comunque, preferiscono ignorarmi. Alcuni, infine, non rispondono ma mi guardano storto. Irritati più che stupiti. Percepiscono il mio saluto come un'intrusione. E si chiedono, mi chiedono, con lo sguardo, cosa io voglia da loro. E perché non me ne stia al mio posto. Cioè, lontano. Fuori dalla loro vista e dalla loro vita. Abitanti di questo mondo senza relazioni e senza società, guardano ma non vedono. E non ascoltano. Temono chi si avvicina troppo. (E non è un caso che gli "stranieri" suscitino imbarazzo e fastidio. Al di là di ogni altro problema: ci "avvicinano" e ci danno del tu).
Il prossimo, ha scritto Luigi Zoia, è morto da tempo. Sostituito da surrogati elettronici, che offrono mediazioni mediatiche infinite. Promuovono rapporti indiretti e im-personali. Apatici invece che empatici. Ma io non mi rassegno e continuo, continuerò a cercarlo. Il prossimo. A costruirlo, raffigurarlo. Intorno a me, almeno. Il prossimo. Anche se ridotto a un saluto, un cenno del capo. Non rinuncerò a guardare gli "altri" in faccia. Per egoismo. Per non sentirmi circondato "solo" da "altri". Cioè, per sentirmi meno "solo".

Fonte:repubblica.it

22/06/11 "MaTeMù, un’isola felice nel cuore dell’Esquilino"

Corsi di musica, danza, giocoleria e decorazione. Questo e altro ancora è il Centro di aggregazione giovanile MaTeMù, un esperimento unico nel suo genere che insegna l’integrazione e la tolleranza offrendo a ragazzi di tutti i “colori” la possibilità di crescere insieme e sviluppare la propria creatività.
Se, passando dalle parti di viale Manzoni, notate ragazze e ragazzi di tutti i “colori” che, in piccoli gruppi, camminano in direzione di Porta Maggiore, sappiate che molto probabilmente si stanno dirigendo al MaTeMù. La loro meta è il grande palazzo rosa che si trova proprio all’inizio di via Vittorio Amedeo II, al numero 14. All’esterno sembra un edificio uguale a tutti gli altri. Ma basta poco per capire che invece è un luogo speciale, dove l’integrazione comincia già dalle targhette del citofono: un Centro anziani, uno per la famiglia, uno per i malati di Alzheimer convivono pacificamente con gli uffici della Polizia municipale. E, per l’appunto, con il Centro di aggregazione giovanile MaTeMù, una piccola isola felice gestita dal Cies, un’ong che dal 1983 si occupa di mediazione linguistico-culturale e fa progetti per aiutare giovani e adolescenti a rischio di dispersione scolastica e con situazioni di disagio sociale. Al MaTeMù (così chiamato in ricordo di Maria Teresa Mungo, pedagogista e socia fondatrice del Cies) ogni pomeriggio passano almeno un centinaio di ragazzi. Hanno dagli 11 ai 22 anni e alle spalle storie molto diverse. C’è Liliana, che è bionda e italianissima, e viene “solo per stare seduta a parlare con i miei amici”. C’è Hakim, che invece viene dall’Afghanistan e da sei mesi passa qui quasi tutti i pomeriggi, perché al MaTeMù, oltre agli amici, ha trovato qualcuno che lo aiuta con i compiti e gli insegna a parlare italiano. Il suo sogno è di riuscire a impararlo così bene da poter cantare rap. Come fa Joel, che ha quasi 18 anni, viene dall’Ecuador e ormai è diventato un assiduo frequentatore della sala di registrazione. Suona la batteria, ma all’occorrenza canta anche nella Matemusik Band e, quando ne ha voglia, balla un po’ di bachata e reggaeton insieme agli altri.
Le regole sono poche e chiare: bisogna iscriversi al Centro, ovviamente con l’assenso dei genitori, garantire un minimo di continuità e avere rispetto per cose e persone che vi stanno dentro. Per il resto ciascuno ha la libertà di fare quello che gli pare. Senza pagare alcunché. Giocare a ping pong, navigare su internet, provare e registrare le proprie canzoni in una sala attrezzata, seguire uno dei tanti corsi e laboratori (di musica, djing, giocoleria, danza, teatro e decorazione), giocare a carte sui divanetti o mettersi a ballare hip hop, break dance o qualsiasi altra cosa in una delle stanze libere. “Per quanto possibile - spiega il coordinatore degli educatori, Gianluca Tomei - cerchiamo di tirar fuori le idee dei ragazzi e metterle in pratica. Ovviamente, avendo a che fare con adolescenti, dobbiamo anche essere pronti ad ascoltare i loro problemi e aiutarli a risolverli. Alcuni non hanno avuto una vita facile, ma qui si sentono protetti”.
Libertà, rispetto e creat(t)ività sono le parole d’ordine di questo esperimento unico nel suo genere, almeno a Roma. È bastato poco. “Abbiamo saputo che c’era questo posto, ristrutturato ma inutilizzato - racconta Pino Giordani del Cies - e, forti della nostra esperienza, abbiamo fatto richiesta al I Municipio, che ce l’ha concesso in comodato. Una grande mano ce l’ha data anche la Fondazione Vodafone, che ha finanziato l’acquisto degli arredi e degli strumenti musicali”. Questo avveniva poco più di un anno fa e da allora il centro è cresciuto, reggendosi sulle proprie gambe. Grazie ai progetti del Cies, che cerca di portare questa ricchezza anche al di fuori delle mura del Centro. Organizzando spettacoli teatrali, video e performance in giro per la città. Come l’8 luglio, quando i ragazzi del MaTeMù si esibiranno negli spazi di San Lorenzo in Piazza. Sarà una buona occasione per conoscerli. E magari imparare da loro.

Fonte:paesesera.it

17/06/11 "Esquilino, nuovo polo culturale della città"

Villa Altieri, destinata a diventare Il Palazzo delle Culture e della Memoria Storica
La Provincia di Roma ha investito 5 milioni di euro in cultura ed inaugurerà, probabilmente alla fine dell’estate, un nuovo polo culturale nel cuore dell’Esquilino grazie a un ambizioso progetto di restauro e di riqualificazione funzionale della struttura architettonica seicentesca di Villa Altieri e del suo giardino storico.Villa Altieri (che si trova a Roma in viale Manzoni, 47) fu realizzata alla fine del Seicento, quando fu molto probabilmente il cardinale Paluzzo Altieri, nipote di papa Clemente X, ad affidare all’architetto di casa Altieri, Giovanni Antonio De Rossi, l’incarico di trasformare un casale rustico di grandi dimensioni in un’elegante residenza suburbana.
La Provincia ha acquisito Villa Altieri nel 1975, al termine di una serie di passaggi di proprietà che hanno comportato ingenti trasformazioni e cambio di destinazione d’uso della struttura originaria: sede di un reclusorio femminile, convento di suore e, infine, Istituto Scolastico Pietro della Valle, poi Confalonieri, fino al 2009. I lavori di restauro, avviati nella primavera 2010, prevedono la valorizzazione e la rimessa in funzione della struttura seicentesca che diventerà un importante polo culturale: museo archeologico dei reperti superstiti della collezione Altieri, sede di attività ed eventi culturali, quali mostre e convegni, centro audiovisivo; sarà inoltre la sede della Biblioteca Provinciale, dell’Archivio Storico e della Biblioteca dantesca “Pio Rajna”. Servizi aggiuntivi sono previsti per la terrazza di copertura dell’edificio
Fonte:AGR

16/06/11 "Parcheggi, rumori e animali perché si litiga in condominio"

Il 26% degli Italiani litiga con i vicini, ma solo l’8% ammette di esserne invidioso. Parcheggio nei posti sbagliati, rumori notturni e animali domestici invadenti sono i motivi scatenanti. Lo rivela un sondaggio di Immobiliare.it
ROMA - Ama il tuo vicino, ma non togliere la siepe. Visti i risultati dell’indagine condotta da Immobiliare.it 1 su un campione di oltre 3.000 condomini, il vecchio adagio è ancora valido e i litigi tra vicini sembrano non conoscere crisi. I risultati del sondaggio mostrano un’Italia ancora avvezza a incomprensioni tra chi condivide lo stesso pianerottolo: ben il 26% degli Italiani ha litigato con il proprio vicino di casa. I motivi? “Parcheggia sempre dove non deve” (19%) e “sembra sposti i mobili durante la notte” (15%): sono queste le giustificazioni più comuni, che si ritrovano anche nella classifica compilata dai 13 mila amministratori di condominio dell'Anammi 2. Non mancano gli animali domestici invadenti (14%), i danni a seguito di infiltrazioni (11%) e il disordine sul pianerottolo (9%).

Tra uomini e donne le differenze sono meno nette di quanto si possa pensare: le donne si mostrano più litigiose degli uomini, ma lo stacco fra i due sessi è minimo. Le signore ammettono di aver litigato con un vicino di casa per il 27% del campione, gli uomini si fermano al 25%. Sui motivi, invece, che spingono alla discussione qualche differenza c’è: alle donne i rumori notturni danno più fastidio che agli uomini, tanto da essere la prima motivazione per il litigio (18%); l’automobile resta in cima ai pensieri dei maschi e più di un uomo su cinque litiga perché il proprio vicino parcheggia sempre dove non deve (21%). Poco importa, per entrambi, se il vicino è in perenne ritardo con i pagamenti condominiali, motivazione fanalino di coda per tutti e due i generi. Per quanto riguarda le differenze regionali, va ai siciliani la palma di “più riottosi d’Italia”, con il 34% del campione che almeno una volta ha litigato con i vicini. Seguono, a breve distanza, lucani, valdostani e abruzzesi con il 31%. I meno litigiosi sembrano essere gli umbri (solo il 18%) e i calabresi (19%), i più attenti a preservare l'armonia di quel microcosmo che è la vita nei condomini 4. Se gli Italiani si confermano un popolo propenso al litigio, non amano ammettere di essere invidiosi. La percentuale di chi confessa di aver, almeno qualche volta, invidiato il proprio condomino si ferma all’8%, senza distinzione tra uomini e donne. Il motivo in assoluto più ricorrente sta, neanche a dirlo, nelle differenze tra i rispettivi immobili: il 24% di chi ha dichiarato di aver invidiato il vicino l’ha fatto perché geloso del suo terrazzo o del suo giardino. A seguire, l’idea che la casa dell’odiato sia più bella (20%) o più grande (18%) della propria. Il torneo nazionale degli invidiosi è vinto dai marchigiani, che si definiscono gelosi del vicino nel 18% del campione analizzato. Seguono i piemontesi e i lucani, con il 14%, e i cittadini dell’Emilia-Romagna con il 13%. Ancora una volta, la bile del vicino è sempre più verde. Intanto la riforma del condominio 5, passata in Senato a gennaio 2011, si è arenata alla Camera. Il disegno di legge di iniziativa parlamentare (ddl As 71), che introduce modifiche al codice civile in materia di gestione della convivenza negli edifici, è infatti ancora in attesa di approvazione. Obiettivo primario della riforma, che tende a rendere più snella e trasparente la gestione condominiale, è proprio quello di ridurre la litigiosità tra vicini di casa. E, se l'intervento pacificatore dell'amministratore di condominio non dovesse bastare, per dirimere le questioni più spinose fra un anno tutti i cittadini potranno evitare il tribunale e ricorrere all'istituto della mediazione civile 6.
Fonte:repubblica.it

10/06/11 "Alla scoperta dei mercati rionali insieme con gli chef"

Tra i banchi per scegliere primizie, rarità e veri sapori romani. Dal Trionfale a Testaccio
Tramontata l'idea del pieno della spesa nei discount o nelle catene anonime dei supermercati, torna la spesa intelligente al mercato per scegliere prodotti di stagione che arrivano direttamente dall'orto alla tavola. Lo hanno capito anche i grandi chef che frequentano ormai i banchi di frutta e verdura alla ricerca di primizie e di specialità. C'è chi va al mercato di Ponte Milvio per fare la spesa tra frutta e verdura da Almo Manfrini, il fruttivendolo palestrato che offre sempre il meglio dell'orto, mentre altri vanno accanto a colpo sicuro per il pesce fresco al grande banco di Luciana con la vasca per gli astici vivi. Uno chef come Arcangelo Dandini frequenta i banchi colorati e allegri del Trionfale per acquistare ricotta fresca, guanciale artigianale, pomodorini del Pendolo e frutta esotica, come raccontano le pagine della nuova guida dei Ristoranti di Repubblica 2011 in uscita il prossimo 18 giugno, dove leggere le abitudini e gli indirizzi della spesa di cuochi di rango.

A "campo" come affettuosamente molti romani chiamano Campo dè Fiori, non è raro incontrare Heinz Beck, Angelo Troiani del Convivio, Cristina Bowerman o Stefano Preli del Pastificio San Lorenzo che di primo mattino sono già qui per scegliersi il meglio da Claudio Zampa, il re del mercato da generazioni tra primizie speciali ed essenze nonché erbe aromatiche altrove introvabili. Prodotti biologici a chilometro zero, prodotti per lo più nella provincia di Roma e nel Lazio, si acquistano a colpo sicuro al Mercato di San Teodoro nel weekend, frequentato ormai dalla buona borghesia attenta alla qualità dei prodotti che qui arrivano veramente in diretta dalla campagna alla tavola.
Il mercato multietnico della capitale abita invece nel Mercato Esquilino, un tempo conosciuto come mercato pi Piazza Vittorio che dopo aver traslocato dalla piazza umbertina, ha trovato sistemazione al coperto: è una sorta di piccola Belleville, il quartiere parigino celebrato nei racconti di Daniel Pennac, dove si respira un'aria che sembra rubata a qualche suk, dove sacchi di juta con spezie colorate, riso o fagioli sono all'ordine del giorno, così come i grandi banchi con la carne per i musulmani o le specialità dell'Oriente. Il mercato di Testaccio sta per traslocare nella nuova sede al Monte dei Cocci, ma per ora la novità è che accanto alle primizie stagionali ci sono oggetti cool e di design da 20MQ, un singolare banco blu e bianco con tanto di praticello sintetico dove comprare dopo aver fatto la spesa, originali portacandele, lampade eccentriche, posate divertenti e accessori per la cucina. Il rito della spesa al mercato diventa ancora più allegro il sabato, quando a fare la spesa ormai si trovano anche manager che dismettono giacca e cravatta per andare a scegliersi gli ingredienti della cena, magari al mercato della Serpentara, defilato tra la via Salaria e Montesacro, dove c'è il banco dei Falloni, famiglia di pescivendoli da sette generazioni. Qualità sicura, pesce sempre freschissimo e anche preparazioni già pronte solo da mettere in padella e ripassare insieme alla pasta scolata al dente. Per veri intenditori.

Fonte:repubblica.it

22/03/11 "Generazione 2, nasce lo sportello diritti"

Consulenze gratuite da un team di avvocati. L'iniziativa dei giovani di origine straniera in collaborazione con Asgi e Save the Children. Offre assistenza legale ai figli di immigrati: il primo ostacolo è la pratica di cittadinanza
La sigla è G2. Semplice, ad effetto. E sta per "seconde generazioni". Ovvero giovani o nati in Italia da genitori immigrati, oppure arrivati qui da piccolissimi che hanno iniziato e finito il loro percorso scolastico nel nostro Paese. Un mondo nel mondo. Persone come sospese tra due status: quello di migranti e di italiani. Per questo, nel 2005, un gruppo di ragazzi creò a Roma una "rete" per aiutare chi viveva, e vive, in questa sorta di limbo, battezzandola appunto G2. Dalla Capitale pian piano G2 si è allargata e ha contaminato altre parti della penisola, arrivando a contare ben mille attivisti (cento solo a Roma). Ma il cuore pulsante di questa rete è in città dove da poche settimane è stato inaugurato on-line anche il primo sportello legale dedicato. L'iniziativa è nata grazie alla collaborazione tra G2, Save the Children e l'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione), ed è stata realizzata con il finanziamento dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le Pari opportunità).
"Era da tempo che molti ragazzi di seconda generazione ci chiedevano uno strumento in grado di fornirgli risposte adeguate su questioni burocratiche, su come gestire situazioni discriminanti nei loro confronti o nei confronti dei loro parenti. Ora il progetto è diventato realtà - spiega Mohamed Tailmoun, tra i fondatori di G2 - grazie anche all'apporto professionale di due avvocati".
Per contattare lo sportello legale, basta andare sul sito www.secondegenerazioni.it, cliccare sull'apposito link e inviare una mail con tutti i propri dati. "Una prima lettura la facciamo noi - aggiunge Mohamed Tailmoun - poi il tutto passa ai legali". Il problema per molti è sempre lo stesso: "Come chiedere la cittadinanza italiana. Il che è davvero difficile, visto che chi è nato qui da genitori stranieri lo può fare "solo" se fino a 18 anni ha avuto la residenza ininterrotta in Italia. A quel punto, ha solo un anno di tempo per la domanda: un dettaglio, quest'ultimo, che tanti non conoscono. Mentre per chi è nato all'estero, arrivando qui da piccolissimo, si tratta di un vero percorso a ostacoli". Così, tra le sue battaglie G2 da anni chiede che venga cambiata la legge che regola la richiesta di cittadinanza, perché diventi "più facile ottenerla", aggiungono dalla rete.
In più G2 sta portando avanti anche "una ricerca per raccogliere dai figli dei migranti esperienze, notizie e storie sui loro rapporti con le istituzioni. Un modo per accendere i riflettori sulle forme di discriminazione diretta e indiretta cui vanno incontro le seconde generazioni, così da poter dar vita a un rapporto e creare una sorta di "libretto d'istruzioni" per chi subisce ingiustizie", rimarca Tailmoun. Lui si dice fortunato: "sono tra i pochissimi con una "carta di soggiorno" a tempo indeterminato". È arrivato a Roma piccolissimo: dalla prima elementare in poi ha studiato in Italia. Ora lavora come mediatore culturale. Per molti altri, "le cose sono davvero complicate", conclude. E a parlare ci sono i primi dati: in poche settimane le segnalazioni arrivate allo sportello legale sono state circa una cinquantina.
Fonte:repubblica.it

"Violenza domestica in aumento Nel Lazio più casi e denunce"

Secondo la ricerca di Save the Children, nella regione il fenomeno è più accentuato con il 16,3 per cento delle donne fra i 16 e i 70 anni vittime di aggressioni da parte del partner. "Mancano norme su minori che assistono"
Il fenomeno della violenza domestica femminile aumenta nel Lazio. E' infatti la regione che registra più denunce, nonostante storicamente sia intervenuta prima per fronteggiare il problema della violenza sulla donna. A sostenerlo è una ricerca effettuata da Save the Children e garante per l'infanzia e l'adolescenza della regione, in occasione della presentazione del rapporto 'Spettatori e vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza lo subiscono'.Se i dati del rapporto sono elaborazioni provenienti da fonte Istat, su tre regioni specifiche (Piemonte, Lazio e Calabria, in rappresentanza delle rispettive aree geografiche, nord, centro e sud) è stata svolta una ricerca con il metodo delle interviste, contattando i responsabili di istituzioni e servizi impegnati direttamente nel contrastare il fenomeno delle violenza domestica e assistita. La scelta dei 'testimoni privilegiati' è avvenuta attraverso una previa ricognizione delle figure più coinvolte sul tema appartenenti a quattro aree di competenza: gli enti locali/regionali, le forze dell'ordine, il mondo della giustizia, i servizi socio-sanitari comprese le componenti attive del terzo settore.Rispetto alla media nazionale, dunque, i dati regionali sulla violenza nei confronti delle donne evidenziano alcune differenze: nel Lazio per esempio il fenomeno della violenza domestica femminile appare più accentuato con il 16,3 per cento delle donne fra i 16 e i 70 anni ad aver subito violenza dal partner, a fronte del 13,9 per cento del Piemonte e il 10,1 per cento della Calabria. Il Lazio però è anche la Regione in cui si fanno più denunce: dichiara di aver sporto denuncia dopo la violenza subita l'8 per cento delle donne, contro il 5,8 in Piemonte e il 4,2 in Calabria. Tutte e tre le regioni manifestano un recente o rinnovato impegno nel settore della violenza contro le donne: a livello di tempistica, il Lazio è stata la prima in assoluto a legiferare per fronteggiare il problema della violenza sulla donna, mentre le altre due regioni hanno emanato il loro primo atto normativo (e per la Calabria anche l'unico) nel 2007.Save the Children fa notare che per quanto riguarda la considerazione dei minori che assistono alle violenze sulle madri, manca invece una decisa presa d'atto e conseguenti misure normative sulla violenza assistita, di cui vi è traccia solo in un atto legislativo del Piemonte, unica regioni esaminate ad aver dato disposizioni normative, con delibera di giunta n. 42/29997 Del 2000, a favore di minori vittime di abuso e maltrattamento.Attraverso questa delibera sono stati creati nuovi servizi, e potenziati quelli preesistenti, per contrastare la violenza nei confronti dei minori, compresa la "violenza assistita". Sul versante dei finanziamenti poi emerge una difficoltà comune a tutte e tre le regioni a garantire certezza dei finanziamenti e si assiste piuttosto ad una loro progressiva riduzione."Abbiamo scelto di accendere un riflettore- spiega Francesco Alvaro, garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Lazio - sugli effetti che l'assistere a episodi di violenza in ambito domestico può produrre sulla crescita e lo sviluppo di un bambino: in una Regione come il Lazio, dove convivono realtà metropolitane e situazioni di degrado sociale, infatti, ci è sembrato importante analizzare un fenomeno che è ancora oggi oggetto di scarso interesse e che, al contrario, merita di essere affrontato con la dovuta attenzione". Per Alvaro "la necessità di un adeguato approfondimento del tema è dimostrato anche dall'interesse che hanno mostrato gli adolescenti coinvolti nel percorso di consultazione per la realizzazione del video, che hanno evidenziato proprio l'importanza di aprire un dialogo con gli adulti".E' stato inoltre presentato il video di sensibilizzazione frutto della consultazione di un gruppo di ragazzi e ragazze di Roma, coinvolti da Save the Children e dal garante dell'infanzia: il video utilizza il tratto grafico del cartoon e vi si vede un bambino che guarda un cielo sereno dove due nuvole assumono i tratti di un uomo e una donna: mamma e papà. Lentamente le sagome cambiano posizione, con il braccio del padre che si alza sulla mamma. Il cielo si oscura e sul viso del bimbo appare una lacrima. In sottofondo 'hoppipolla', canzone del gruppo islandese dei sigur ros che ne hanno gratuitamente concesso l'utilizzo.
Fonte:repubblica.it