28/01/11 "Pizza e poi kebab è la 'cucina trasversale'"

La mappa dei nuovi cibi nel "Manuale di alimentazione transculturale" patrocinato dall´Istituto per la salute dei migranti del San Gallicano Dal miglio alla soia, alla manioca al kebab, passando per il couscous e i falafel. Arrivando persino alla manna. Ecco, in rassegna, cibi e culture alimentari degli immigrati in Italia (e sempre più degli italiani) proposti dal Manuale di alimentazione transculturale di Aldo Morrone, Laura Piombo e Paola Scardella (Editeam, 2010).
Nel libro, patrocinato dall´Istituto nazionale per la salute dei migranti e dei poveri, con sede al San Gallicano in Trastevere, di cui Aldo Morrone è direttore, la tamaris mannifera, sostanza che, citata nella Torah, «nutrì il popolo di Israele in cammino nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto», viene proposta come una curiosità: secondo «l´interpretazione della Bibbia data dalla Cei nel settembre 2007, "secerne un lattice di sapore dolciastro, molto nutriente e, quando si solidifica, cade in terra formando un tappeto punteggiato di grani"».
Con gli sfizi impossibili, il manuale segnala «i gusti e le avversioni alimentari»: gli insetti mangiati in America Latina, Asia, Africa, il cane graditissimo in Corea, Cina e Oceania, la rana di cui sono ghiotti francesi e asiatici, il coniglio, la lumaca e il cavallo lontani dai palati in Gran Bretagna e nel Nord America. E si possono consultare le tabelle con la composizione nutrizionale dei prodotti più consumati dagli immigrati nel nostro Paese. Ortaggi e frutta tropicali, teff, pita e altri alimenti, sconosciuti ai più fino a pochi anni fa, ormai accompagnano i piatti della cucina italiana. Ecco, allora, i prodotti etnici e le loro ricette.
Gli stessi quartieri con insediamenti di immigrati assumono odori e colori prima sconosciuti e altre fisionomie con l´avvio di negozi dove si acquistano le nuove importazioni. «Nelle grandi città italiane, Roma in testa e meridione incluso», spiega Paola Scardella, «sono soprattutto le catene dei supermercati o i minimarket delle zone centrali, spesso vicini alle stazioni, a offrire i prodotti delle varie tradizioni alimentari».
E ancora: «Da alcune indagini di mercato su consumi e distribuzione», aggiunge Laura Piombo, «uno tra i "carrelli" segnalati è quello dei prodotti etnici, un paniere solo alimentare con riso, salse, cibi messicani, tè verde: tra le nuove abitudini, quella etnica registra la crescita più significativa, quasi il 40%». I prodotti etnici vengono adattati alla tradizione e agli ingredienti della cucina italiana, ai gusti e alle preferenze dei consumatori. Così «mentre negli anni Ottanta, quelli dei primi flussi migratori - spiega Morrone - i nuovi alimenti erano disponibili solo in pochi mercati rionali o in micro-negozi che avevano come clienti gli immigrati, oggi, con l´integrazione tra questi e i residenti, la domanda è cresciuta». Facendo accorciare, almeno a tavola, le distanze tra popoli e culture. Per l´Osservatorio sui consumi degli stranieri di TomorrowSwg, «il 62% degli immigrati mangia nei fast food, mentre il 76% va in pizzeria o al ristorante». In parallelo, sottolineano gli autori del "Manuale", gli italiani assumono stili alimentari etnici. Così la ristorazione collettiva si evolve verso un ampliamento dell´offerta sotto l´impulso della domanda di una società sempre più multietnica.
Fonte:repubblica.it

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