Tutti in Piazza all'Esquilino!

C'è una grossa novità in Piazza Vittorio Emanuele II.
Dal 25 novembre 2007 è partito il progetto "Tutti in Piazza", voluto dal Comune di Roma - Dipartimento XVIII Roma Città Amica, Assessorato alle Politiche Giovanili, Università e Sicurezza. Si tratta di un'iniziativa di animazione rivolta specialmente ai giovani, italiani e stranieri, ma in generale a tutta la cittadinanza. L’obiettivo è quello di favorire l’aggregazione giovanile, promuovere l'utilizzo consapevole degli spazi; favorire il dialogo interculturale; consolidare ed ampliare la rete già attiva; rendere visibile la positiva vivacità del Rione al di là dei cliché giornalistici; offrire un modello di buone pratiche. Tutto ciò attraverso attività sportive, ludico-ricreative e culturali (laboratori artistici, manuali, ecc.) settimanali. Non mancano attività occasionali (feste, concerti, tornei, incontri di vario carattere).
Il progetto è coordinato e gestito dalla Rete di associazioni dell’Esquilino che negli ultimi anni si è presa cura di una serie di iniziative volte a rendere ogni giorno più bella e vitale l’atmosfera del Rione. L’idea di fondo è che il vero percorso di integrazione culturale passa attraverso la qualificazione condivisa del territorio, costruita fianco a fianco dai cittadini che lo abitano, di qualsiasi provenienza siano.
Di questo "Tutti in Piazza" è una concreta messa in opera.
Ne è stato un esempio la II° Giornata Nazionale dello Sport Senza Frontiere. Vinciamo il Razzismo, che “Tutti in Piazza” ha portato a Piazza Vittorio sabato 15 marzo insieme alle Federazioni Italiane Tennistavolo, Cricket e Badminton.

Apply Yourself Point: Centro Servizi per l’Immigrazione


Sulla base delle profonde trasformazioni demografiche nel tessuto sociale capitolino, in cui la popolazione immigrata costituisce oramai il 10% del totale della popolazione cittadina, emerge nel terzo settore la necessità di incrementare la rete dei servizi alla persona, con l'obiettivo di soddisfare i bisogni delle nuove soggettività sociali più deboli, a partire delle specificità culturali e linguistiche.
A fronte delle difficoltà di accesso ai servizi territoriali socio-assistenziali da parte dei cittadini stranieri e dei continui cambiamenti procedurali legati all'applicazione dal 1990 delle diverse normative riguardanti le politiche migratorie in Italia, si va delineando in maniera sempre più chiara l’esigenza e la richiesta da parte delle comunità immigrate di poter gestire il bisogno sociale, fornendo risposte risolutive alle diverse problematiche attraverso attività di sportello front-office nelle diverse lingue d’origine.
Con il progetto “Apply Yourself Point: Centro Servizi per l’Immigrazione”, promosso dall'Associazione Dhuumcatu insieme al Comune di Roma, è stato attivato presso la sede di via Bixio all’Esquilino un centro di servizi per l’immigrazione in collaborazione con associazioni di cittadini stranieri ed italiani, operanti nel settore, che dia una risposta ai bisogni di integrazione delle comunità straniere nella città di Roma, attraverso: l'attività di sportello front office in lingua Italiana, inglese, spagnola, cinese mandarino, bangla, hindi, urdu; di consulenza legale; di orientamento alle questioni inerenti al mondo del lavoro ed ai servizi territoriali socio-assistenziali; attività di mediazione sociale.
Attraverso la realizzazione di un network sociale, al quale aderiscono le associazioni Cittadini del Mondo; Genitori Scuola Di Donato; Prezzemolo; Progetto Diritti Onlus; Progetto Mediazione Sociale e Zhong Hua, il progetto si prefigge i seguenti obiettivi: fornire servizi d’informazione amministrativa e consulenza legale per il pieno godimento dei diritti individuali degli stranieri al fine del superamento della condizione di fragilità giuridica e marginalità sociale; facilitare,
attraverso il lavoro di mediazione sociale ed il coordinamento delle associazioni-partner del progetto, l’accesso degli utenti ai servizi territoriali socio-assistenziali e sanitari; sostenere il ruolo prezioso ricoperto dalle reti informali e formali dell’associazionismo degli stranieri per il superamento delle difficoltà sociali e la promozione della cittadinanza attiva; incoraggiare l’integrazione dei minori stranieri, creando un ponte tra le associazioni di immigrati ed il mondo della scuola, attraverso l’educazione alla formazione, ovvero la promozione all’interno delle comunità immigrate delle attività didattico-formative offerte dai centri educativi interculturali.
Nell’ambito della necessità di sviluppare nuovi percorsi interculturali ed integrativi, “Apply Yourself Point: Centro Servizi per l’Immigrazione” ha come risultato quello di sviluppare politiche sociali sperimentali, volte a creare una rete di interventi sociali coordinati tra i diversi organismi associativi e gli enti locali, in maniera da rispondere alle istanze immediate dell’utenza e formare dei cittadini consapevoli ed informati del contesto politico-sociale in cui sono inseriti, ovvero sviluppare un approccio basato non più sull’assistenzialismo ma sull’empowerment, vale a dire il potenziamento delle capacità di provvedere autonomamente ai propri bisogni.

Il Capodanno Cinese 2008 all’Esquilino

Nel calendario cinese ogni anno è simboleggiato da un animale: gli animali sono dodici ed ognuno è associato ad un elemento naturale. Il 2008 è l’anno del topo di fuoco, simbolo della capacità riproduttiva e della fortuna. Il capodanno cinese, detto anche Chunjie (festa di primavera) o festa di Guo Nian, coincide con l'inizio del calendario lunare dopo il solstizio d'inverno e, per gli occidentali, cade tra gennaio e febbraio, nello stesso periodo del carnevale italiano. È una festa dedicata alla famiglia e tutti tornano a casa in tempo per i laboriosi preparativi: un’accuratissima pulizia della casa, la preparazione dei cibi tradizionali e le decorazioni da appendere. Si comincia a festeggiare dal giorno precedente al capodanno e si conclude con la spettacolare “Festa delle Lanterne”, che cade 15 giorni dopo.

Sabato 9 e domenica 10 febbraio il Rione Esquilino è stato teatro dei festeggiamenti del Capodanno – promosso e finanziato dalla Comunità Cinese di Roma con il supporto organizzativo del Progetto Mediazione Sociale – e ciò che molti hanno potuto osservare, passando da Piazza Vittorio, è stata l’allegra partecipazione di migliaia di cittadini di diverse nazionalità e la risonanza che l’evento ha avuto sui media.

Nei due giorni, tutto ciò che è avvenuto ha avuto il sapore di un incontro armonico. La danza del drago e del leone è stato il saluto e l’augurio che la comunità cinese di Roma ha fatto ai romani; i canti, le danze e le performances sportive di bambini e giovani di diverse culture hanno dimostrato quanto l’arte e lo sport – linguaggi universali – possa annullare confini e barriere, le testimonianze dei rappresentanti delle istituzioni – italiane e cinesi – hanno sottolineato quanto l’integrazione debba necessariamente passare attraverso il dialogo, la conoscenza e lo scambio tra culture.

Anche la stampa, cinese ed italiana, ha colto il messaggio più profondo di questa iniziativa: i processi di promozione interculturale si attivano attraverso una condivisione ed una “impollinazione reciproca” basata su legami di fiducia, coesione sociale e ricerca comune di una sempre migliore qualità della vita sociale.

Nuovo cinema cinese 1992 - 2007


Dal 21 febbraio al 18 maggio 2008
a cura di Marco Müller

In occasione della mostra "Cina XXI secolo", il Palazzo delle Esposizioni presenta una straordinaria retrospettiva dedicata al cinema indipendente cinese, la prima in Occidente a radunare e proporre insieme tutte le opere dei maggiori cineasti cinesi della modernità. Questi autori hanno dovuto rivendicare per se stessi una posizione di responsabilità, un modo personale di affrontare il lavoro di ciascun film, facendo passare in primo piano la necessità di formulare un insieme di verità, da riconquistare facendo coincidere autonomia espressiva e autonomia produttiva.È a questi nuovi registi, i protagonisti di un cinema cinese reso definitivamente moderno, che viene dedicato questo panorama.
Nell'ambito della mostra sono previsti, inoltre, alcuni incontri con scrittori cinesi.


info Proiezioni sala Cinema - via Milano 9A
Biglietto: € 4,00 - Abbonamento alla rassegna € 25,00 Abbonamenti alla rassegna member PdE € 12,50
Proiezioni e incontri Auditorium - via Milano 9A
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Esquilindo 2007

ESQUILINDO 2007
28-29-30 Settembre 2007
Rione Esquilino

Il Progetto Mediazione Sociale insieme alle Associazioni, i progetti, le scuole e le comunità straniere del Rione Esquilino, in occasione della tradizionale manifestazione “Puliamo il Mondo” organizzata da Legambiente, promuove l’iniziativa Esquilindo 2007 che si terrà dal 28 al 30 settembre 2007.
Questa iniziativa è nata per costruire insieme a tutti gli abitanti del Rione un idea comune di “città linda”, intesa come bella e pulita, dove l’estetica e la pulizia rappresentano sia una volontà di attenzione all’ambiente urbano, che alle relazioni con l’altro. Una città (che) si-cura anche partendo dalla pulizia del marciapiede insieme al vicino o al commerciante sotto casa.
La manifestazione prevede, nelle strade e nelle piazze del Rione Esquilino (Piazza Fanti, Piazza Vittorio, Piazza Dante), tre giornate di giochi, spettacoli, laboratori e lezioni a cielo aperto per grandi e piccoli, campagne di educazione ambientale, passeggiate in bicicletta e la pulizia volontaria di alcune aree del rione.
In occasione dell’iniziativa saranno distribuiti 5.000 palloncini con la scritta EsquilinDo 2007 che ognuno potrà esporre alla finestra o davanti al proprio negozio.
Un modo speciale e simbolico per prendersi cura della propria città.

Per informazioni
Progetto Mediazione Sociale
Tel. 06.44362772
www. mediazionesociale.org
info@mediazionesociale.org

Aderiscono all’iniziativa
AMA, Ass. di lingua e cultura cinese Zhong Hua, Ass. Donne Cinesi d’Oltremare a Roma, Ass. Genitori Scuola Di Donato, Ass. Abitanti Piazza Fanti, Ass. Commercianti Cinesi di Roma, Ass. Culturale Sorrisia, Ass. dei Cinesi di Qingtian in Italia, Ass. dei Cinesi di Ruian in Italia, Ass. dei Cinesi di Zhejiang a Roma, Ass. dei Commercianti di Wenzhou in Italia, Ass. Poliade, Ass. di volontariato ARVUC, Ass. fuori conTesto, Ass. G.S. Aquilone, Ass. Il Cielo Sopra Esquilino, Ass. Il Colle Incantato, Ass. Ruota Libera Ass. Socio Culturale Prezzemolo, CDS Casa Diritti Sociali, Centro Giovanile del Bangladesh, CGIL Roma Centro, Ciclo Officina Popolare “Don Chisciotte”, CIES, CISL Roma Nord Ovest, Comunità e Commercianti Bengalesi, Comunità S.Egidio Movimento Genti di Pace, Consigliere Aggiunto I Municipio Ramirez Joselito, Coop. Sinnos Editrice
Coop. Co.Ri.Me Nuovo Mercato Esquilino, Coop. Fiume Farfa, Coop. Sociale Cotrad, Coop. Sociale Esquilibri, Coro e Piccolo Coro di Piazza Vittorio, Coro Polifonico Multietnico di voci bianche D. Manin, Deus Fratres Onlus, Eco Smorzo srl, Facoltà di Studi Orientali dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Farmacia Longo.

Il Bambino mediatore...


Tutti ti dicono sempre che sei troppo piccolo, eppure, sei abbastanza grande per mediare.
Mediare significa stare in mezzo alle cose, alle persone, alle situazioni e imparare a rimanere in “equilibrio”. E’ come l’ acrobata che riesce ad attraversare il suo filo sospeso per aria senza cadere.
Un bambino mediatore riesce a parlare con altri bambini, e magari dopo una lite a farci pace, a prendersi cura della propria città imparando a tenerla pulita, a rispettare le regole, ma anche a cambiarle se queste non gli sembrano corrette, sempre nel rispetto delle idee degli altri. Tutto ciò fa si che ogni bambino riesca a rimanere in “equilibrio” nella vita di tutti i giorni, divertendosi come un acrobata.
Buona Mediazione!


Associazione Genitori Scuola Insieme

All’estrema periferia orientale di Roma, nei quartieri di Villaggio Prenestino, Ponte di Nona, Lunghezza, Colle del Sole, in data 8 marzo 2007 si è costituita l’ Associazione “Genitori Scuola Insieme”, sull’esempio dell’esperienza dell’ Associazione Genitori Scuola “Di Donato”del quartiere Esquilino. L’associazione si prefigge di favorire l’aggregazione, socializzazione, integrazione culturale valorizzando e accrescendo le risorse presenti sul territorio mettendo in rete le iniziative presenti e future dello stesso. Uno dei principali obiettivi dell’associazione è quello di coinvolgere i ragazzi e cittadini dei diversi quartieri e delle scuole presenti sul territorio mettendoli in rete, condividendo e pubblicizzando le iniziative promosse dalle stesse. Ognuno nel proprio piccolo, con le sue competenze può contribuire alla riuscita di questa iniziativa.

Bastogi si tinge dei colori delle donne

Sulla via di Boccea è situato un residence formato da sei palazzine e oggi sentito da chi ci vive come un vero e proprio quartiere: Bastogi.
Molti lo raccontano come luogo oscuro della città, ma in realtà, basta fare una passeggiata nel quartiere per scoprire che le sfumature sono molte di più di quelle che appaiono dall’esterno. Una fra tante, l’esperienza di alcune donne che a gennaio 2007, hanno deciso di costituire un’Associazione Culturale chiamata Bastogi a Colori, con l’intento di mostrare un altro volto del quartiere. Donne coraggiose che da anni rivendicano i loro diritti e che oggi si mettono in gioco, in prima persona, con creatività. L’idea è di avviare un laboratorio di artigianato, precisamente una sartoria, che produca oggetti griffati Bastogi. La neonata associazione è sostenuta dal Progetto Mediazione Sociale che dal 2001 opera a Bastogi.

Protocollo d'intesa

Firmato il protocollo d'intesa tra Progetto Mediazione Sociale, Rete Penelope (Associazione Città Visibile Onlus) e Sportelli Antiusura di Roma (Associazione A.G.I.S.A). L'accordo ha l'obiettivo di rafforzare la collaborazione già esistente tra i firmatari e di rendere più efficaci gli sportelli d'informazione ed orientamento che i singoli progetti erogano sul territorio romano.

V° Conferenza Internazionale del Forum Mondiale sulla Mediazione Sociale, tenutosi a Crans Montana (CH), 9-11 settembre 2005.

Mediazione Sociale e Sicurezza urbana: la progettazione partecipata come fattore di protezione alla violenza e all’insicurezza urbana
Il contesto: Il Comune di Roma ha avviato nel 1999 il progetto sperimentale “Mediazione Sociale”, in tre quartieri periferici ritenuti tra i più disagiati; nel 2001 lo estende ad altri tre quartieri. La gestione del progetto è affidata a 3 cooperative sociali romane (Parsec, Magliana 80, Eureka I). Nel 2004 anche il V Municipio del Comune di Roma attiva un proprio progetto in uno dei suoi quartieri. Successivamente viene varato il Progetto “Esquilino Sicuro”, in un quartiere adiacente la centrale stazione Termini. Attualmente sono 8 i quartieri della capitale in cui si opera attraverso la mediazione sociale, all’interno di sette diversi Municipi composti ciascuno di circa 200.000 abitanti. Il progetto lavora prevalentemente in contesti territoriali caratterizzati da elevata presenza di edifici di edilizia popolare dove si registrano molteplici casi di disagio sociale (famiglie con difficoltà economiche, alti tassi di disoccupazione, lavori precari, dispersione scolastica), diverse modalità di conflittualità urbane (latenti e/o agite) tra cittadini ma anche tra questi e le istituzioni. Passività, rassegnazione e indifferenza caratterizzano gli atteggiamenti di fronte al degrado urbano, ai conflitti tra diverse etnie, ai casi di microcriminalità, di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti, atti di vandalismo, di bullismo e di violenza gratuita.

L’approccio: Il progetto “Mediazione Sociale”, partendo dalla mappatura e dall’analisi dei conflitti presenti sui territori, si orienta verso l’empowerment di comunità favorendo la progressiva responsabilizzazione delle comunità locali nella gestione condivisa degli aspetti legati al vivere quotidiano. Curando con i cittadini la promozione di una cultura del dialogo sociale attraverso la costruzione di percorsi in cui gli stessi partecipano al processo di mediazione dei conflitti, il progetto nelle sue diverse azioni tende al soddisfacimento delle esigenze comuni attraverso prassi orientate essenzialmente a evidenziare le potenzialità insite nel dialogo, nel rispetto reciproco, nella rimessa in comunicazione tra cittadini e tra questi e le istituzioni; in sintesi nella partecipazione attiva alla ricerca di soluzioni condivise rispetto alle criticità e ai problemi evidenziati dagli stessi cittadini. In tal modo vengono poste in essere le condizioni fondamentali che permettono di lavorare sul senso di insicurezza (reale e percepito) sempre più presente tra i cittadini. Il rafforzamento dei legami sociali, il senso di appartenenza ai luoghi e agli spazi urbani, il riconoscimento e consapevolezza di un diverso modo di leggere e abitare i conflitti (o a volte la violenza che spesso si instaura tra i confini e le barriere anche simboliche che i cittadini innalzano, prima di fronte ai propri problemi e bisogni, poi soprattutto nei confronti dell’alterità, della diversità, del disagio sociale) divengono fattori protettivi da evidenziare e valorizzare e forme di deterrenza di fenomeni sempre più diffusi come la paura e l’ansia sociale. In questo modo la mediazione sociale a Roma lavora in un’ottica di sicurezza urbana partecipata e integrata. Opera con l’obiettivo generale di avviare con i cittadini processi che favoriscano una cultura mediativa per “una città (che) si-cura”. L’orientamento che sottende tale proposta è quello di porre al centro non tanto il “problema della sicurezza”, quanto piuttosto la “sicurezza urbana come risorsa da costruire insieme”.

Il metodo: Il Progetto “Mediazione Sociale” sin dall’inizio ha lavorato in maniera contestuale alle specifiche caratteristiche e alle differenti problematiche e criticità presenti nei diversi territori. Tuttavia possiamo tracciare le linee generali che caratterizzano nell’insieme le azioni progettuali:

Mappare i conflitti attraverso l’analisi dei bisogni e delle risorse di ciascun quartiere in un ottica di mediazione e di gestione creativa e non violenta dei conflitto
Facilitare la comunicazione tra gli attori che sono presenti in ogni territorio (cittadini, istituzioni locali e centrali, associazioni, agenzie scolastiche ed educative, servizi pubblici, parrocchie, ecc.).
Promuovere e diffondere tra i cittadini, i servizi e le scuole (attraverso progetti di mediazione scolastica integrata) la cultura mediativa nella gestione dei conflitti e delle controversie, tanto a livello interindividuale quanto comunitario.
Promuovere azioni di progettazione partecipata nella gestione delle criticità di ciascun quartiere, che coinvolgano e valorizzino le risorse presenti.
Promuovere azioni di riqualificazione urbana partecipata dei luoghi giudicati insicuri dalla popolazione, attraverso il coinvolgimento degli attori e delle reti sociali coinvolte sul territorio.

Attraverso tali azioni si è inteso contribuire al miglioramento della qualità della vita sociale dei quartieri, in un’ottica di sicurezza urbana partecipata e integrata, dove anche la promozione di eventi aggregativi simbolici e condivisi con i cittadini (carnevale, feste di quartiere, capodanno, tornei sportivi) favoriscano il recupero o lo sviluppo di un senso di appartenenza ai territori, stimolando la consapevolezza che è possibile “fare insieme” e migliorare le condizioni sociali e urbanistiche dei quartieri e della città nel suo insieme. Metodologicamente, i mediatori operano con funzioni di facilitatori della comunicazione e di stimolo alla realizzazione di percorsi condivisi; la loro posizione è quella di internità/esternità rispetto alla stessa comunità territoriale, permettendogli di condividerne le prospettive, i linguaggi e la fiducia, ma anche di rimanere, nei casi di conflitto, “al di sopra delle parti”, e di individuare risorse e soluzioni precedentemente non considerate. Più che trasmettere la necessità teorica di una cultura nonviolenta nella gestione dei conflitti, si è operato in favore di esperienze concrete di gestione e trasformazione delle criticità attraverso azioni di partecipazione di rimessa in comunicazione. La mediazione sociale si è configurata così in un insieme di azioni che hanno contribuito alla costruzione (o ricostruzione) di scambi comunicativi, finalizzate inoltre alla comprensione e alla gestione delle ragioni e delle condizioni della compatibilità relazionale. Ha rappresentato molto più della semplice applicazione di una tecnica di trattamento dei conflitti, configurandosi come processo di produzione di socialità in grado di rigenerare legami tra le persone e di moltiplicare le possibilità di condividere e affrontare i problemi, rigenerando così il tessuto connettivo che lega il cittadino al territorio e al suo ambiente di vita.

A partire dall’esplorazione delle dinamiche sociali esistenti intorno al conflitto, è stato possibile che la figura del mediatore divenisse equivicina a tutte le componenti sociali coinvolte, inserito, in ogni fase della sua presenza sul territorio, in un flusso continuo di produzione di realtà, attraversando vari gradi e sfumature di internità al tessuto sociale, modificando il contesto e modificandosi a sua volta in relazione ad esso. Inserendosi nel flusso di comunicazione del quartiere, il mediatore diviene così una sorta di meticcio, uno che viene da fuori, ma che in qualche modo diviene parte della comunità e della sua storia.. Le azioni del mediatore sociale, si confrontano costantemente e si modificano continuamente interagendo con la realtà sociale del quartiere e possono configurarsi come attività che contribuiscono al miglioramento della vita degli abitanti di un determinato territorio. Il senso del permanere del mediatore all’interno della comunità, il far sì che le diverse posizioni e le diverse prospettive, possano reciprocamente confrontarsi e scontrarsi con pari dignità partendo dall’ascolto attivo, dall’astensione consapevole dall’azione autoreferenziale, produce come effetto l’azione comune con i soggetti locali per la trasformazione della realtà problematica.

La metodologia adottata, si fonda su una concezione del conflitto interpretato come opportunità di cambiamento e di crescita per l’intera comunità locale, una dinamica potenzialmente virtuosa, piuttosto che una patologia sociale da curare. La comunità territoriale risulta essere così un campo (a volte permeato dal conflitto a volte dal dialogo), in cui occorre non ignorare mai differenze e processi di occultamento. Il senso di questa azione rimane all’interno della comunità e si nutre di dinamiche di partecipazione. In questo processo interattivo, il mediatore contamina la comunità sulla possibilità di trovare sempre migliori soluzioni funzionali alla gestione del conflitto, stimola le mediazioni necessarie e segue il processo di soluzione e i suoi effetti nel corpo sociale interagendo coi soggetti nel progettare azioni e praticare soluzioni. In ogni territorio l’approccio alla gestione dei conflitti ha così stimolato la creazione di momenti stabili e informali di dibattito e confronto sulle problematiche evidenziate dai cittadini stessi, divenuti protagonisti di esperienze di progettazione partecipata e integrata del proprio territorio.

I risultati: In tutti i territori sono attualmente attivi “Tavoli Sociali”, momenti di confronto in cui i diversi attori e le diverse prospettive particolari possono confrontarsi, scontrarsi e rielaborare insieme nuove prospettive e soluzioni a problemi comuni e che vedono la partecipazione di un totale di 140 realtà associative e istituzionali dei territori: comitati di quartiere e gruppi informali di cittadini, scuole (presidi, direttori e insegnanti), università, servizi sociali, funzionari amministrativi e politici, sindacati, associazioni professionali e di categoria, associazioni sportive e di volontariato, vigili urbani, forze dell’ordine, parroci. Il progetto opera attraverso contatti diretti e indiretti che coinvolgono annualmente circa 4.500 cittadini in ognuno dei 7 territori, per un totale vicino alle 30.000 persone. L’esperienza dei “Tavoli Sociali”, sviluppa un confronto teso alla costruzione di progetti partecipati di sviluppo del quartiere che possono prendere varie forme: quella della partecipazione attiva a percorsi di riqualificazione urbana partecipata, quella della progettazione di spazi sociali, di servizi o di imprese locali o percorsi scolastici propedeutici all’educazione alla legalità. Attraverso la valorizzazione degli elementi più positivi emersi nell’esperienza della Mediazione Sociale, il Comune di Roma sta sperimentando la nascita di nuove forme di aggregazione sociale, l’avvio di percorsi di formazione o riqualificazione lavorativa, la promozione di nuove figure professionali (custode di quartiere dell’area scuola, verde, dello sport, ecc.), l’apertura di strade o di centri polifunzionali destinati ad attività culturali, ricreative, sportive e di formazione permanente. Il percorso sperimentato a Roma dalla “Mediazione Sociale” rappresenta non solo un momento di lettura dei conflitti e dei problemi dei quartieri, non solo un terreno di gestione della conflittualità, ma anche l’ integrazione operativa tra i vari partecipanti a un percorso di condivisione di progettualità comune, che nasce prima nel quartiere e che cerca nelle istituzioni gli interlocutori necessari. L’uscita da un ruolo esclusivamente curativo nei confronti di ipotetiche o reali “patologie sociali” ha significato introdurre prassi atte a stimolare il protagonismo delle persone e delle comunità nella gestione della conflittualità, scoprendo e rivalutando l’insieme delle funzioni mediative del territorio, di quelle modalità e di quei ruoli che di volta in volta la comunità sceglie di adottare nella gestione di conflitti e problemi. Secondo questa impostazione metodologica la partecipazione diviene il passaggio obbligato riguardo i processi di mediazione e ne è contemporaneamente condizione preliminare e prodotto finale. Favorire la partecipazione della popolazione ai processi di mediazione significa - in sostanza - sostenere e valorizzare quei gruppi e quelle persone che stanno producendo cambiamento attraverso l’uso di uno strumento non nuovo ma spesso ignorato: il dialogo e la fiducia reciproca. Risorse indispensabili ed elementi costitutivi per abitare le relazioni umane, poiché non si abitano i luoghi, ma appunto le relazioni.