Accade all'Esquilino 20/07/12 "Progetto pilota InformaSalute Interculturale"

Prossimo appuntamento
venerdì 27/07/2012
dalle ore 13.00 alle ore 15.30
presso la piazzetta del Nuovo Mercato Esquilino

Esquilino 20/07/12 "Strani soggetti si aggirano per il cortile della Facoltà di Studi Orientali, armati di piante e amore per la bellezza. Sognano vivendo i propri sogni... Avvicinanrsi con cura per il contagio"




"“Bidesh, il patrimonio culturale che vi portiamo dal Bangladesh”

BIDESH – Iniziamo questo nostro viaggio nelle comunità migranti in Italia parlando del Bangladesh e del suo popolo: i bangladesi. Per fugare ogni perplessità chiariamo subito questo punto, a lungo dibattuto tra i linguisti in Bangladesh, ed ormai quasi totalmente accettato anche da noi. Il termine bengalese, comunemente usato, non è corretto poiché fa riferimento al passato della nazione, principalmente alla regione del Bengala che dal 1947 non è più unita bensì divisa in Bangladesh e l’indiano Bengala Occidentale. Pertanto all’etnia bengalese corrisponde un più appropriato bangladese: abitante del Bangladesh (e non del Bengala). Abbiamo chiamato questa prima parte bidesh, perché racconteremo quella che è la storia e la cultura del Bangladesh; a cui seguirà una seconda parte shodesh che è il nostro paese, ovvero come vivono da noi i bangladesi. Per il Bangladesh (“Paese del Bengala”) la geografia e la storia sono strettamente connesse. E non si può capire chi sono i bangladesi senza conoscere le loro vicende politiche, caratteristica questa che è parte integrante del carattere di questo popolo che vive numeroso nel nostro paese. Il Bangladesh è uno stato dell’Asia, confinante quasi esclusivamente con l’India, tranne che per un piccolo tratto con la Birmania nel sud-est. Insieme con lo stato indiano del Bengala Occidentale costituisce la regione etnico-linguistica del Bengala. Si estende su 144.000 kmq con circa 153 milioni di abitanti. La sua bandiera è completamente verde con un sole rosso al centro; adottata ufficialmente nel Gennaio del 1972, simboleggia il verde dei paesaggi su cui splende il sole del futuro tinto del sangue dei martiri del 1971, di cui parleremo più avanti.
TRADIZIONE E FOLKLORE DI UN PAESE STRAORDINARIO – Il suo inno è stato composto dal poeta nazionale Rabidranath Tagore e si intitola “Amar Sonar Bangla” (il Mio Amato Bengala), la cui ultima strofa recita magnificamente: “O madre mia, le parole della tua bocca \ sono come nettare per le mie orecchie.\ Ah che emozione! \ Se la tristezza, o madre mia, \ getta un’ombra sul tuo viso, \ i miei occhi si riempiono di lacrime!” Il doyel è l’uccello nazionale del Bangladesh, simbolo del paese, al punto che a Dhaka è stata dedicata una piazza in suo onore: la Doyel Chatwar. Tra i luoghi più belli e consigliati c’è sicuramente Cox’s Bazar. Città, porto e stazione termale nell’estremo sud-est del Bangladesh, vicino Chittagong, conosciuta per il primato della spiaggia più lunga al mondo: 120 km che partono dalla foce del fiume Bakkhali fino a Teknaf. Bandarban, nei pressi del più grande tempio buddhista del Bangladesh. E Sundarbans, dove si può ammirare la più estesa foresta di mangrovie al mondo, patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO nel 1997. Il frutto più famoso è il kathal o jackfruit, noto anche come albero del pane ha un sapore simile a quello dell’ananas, e può arrivare a pesare oltre cento chili. I bangladesi lo usano in varie forme, essiccato, sciroppato o surgelato, e si può mangiare sia crudo che cotto. Con le foglie si avvolgono alcune pietanze, come il dolce idlis, mentre con il legno si costruiscono strumenti o parti delle abitazioni.
I vestiti tradizionali, come in tutta quell’area dell’Asia, sono i saree o sari: magnifici tessuti di seta o cotone di infinite variazioni di colore, lunghi sei metri (ma possono arrivare anche a superare i venti metri di lunghezza per gli abiti da cerimonia), i quali si avvolgono ai fianchi senza avere né lacci o bottoni. Si indossano con sotto il choli, la blusa aderente che copre il seno, e altri accessori, come i churi (braccialetti), le cavigliere, i bindi (il terzo occhio, dipinto o incollato sulla fronte fra gli occhi). I colori dei sari variano a secondo dello stato civile e dell’età delle donne. Il primo sari è regalato alle ragazze quando raggiungono la pubertà, ed è momento di giubilo. Quando si sposano il colore è il rosso. Il matrimonio classico bangladese è una festa che dura diversi giorni e richiama l’intero quartiere o villaggio. I due giorni precedenti il matrimonio vero e proprio sono chiamati “Gae Hulod” che significa pelle gialla: nel primo giorno i parenti e gli amici della sposa, vestita di giallo, accolgono i parenti e gli amici dello sposo (che non è presente) venuti a portare i doni per la sposa; ognuno di loro cospargerà il viso della sposa con una mistura vegetale gialla come buon auspicio. Il giorno dopo sarà il turno dello sposo e nel terzo giorno si potranno finalmente incontrare e celebrare il matrimonio. Il giorno successivo è dedicato alla festa. Se ci si vuole fare un’idea di come avvengono i matrimoni in Bangladesh, e delle lunghe trattative che spesso accalorano le rispettive famiglie per unioni che, in molti casi, sono puro frutto delle scelte dei genitori, si può reperire un documentario del regista italiano Vittorio Moroni intitolato “Le ferie di Licu”, uscito nel 2007, dove viene seguito in un villaggio del Bangladesh un giovane bangladese di Roma tornato a casa per sposarsi con una ragazza che non ha mai visto prima. Ora la coppia vive felicemente a Roma.
Durante il pranzo si possono degustare i piatti tipici bangladesi, la maggior parte dei quali molto piccanti, pertanto se non amate i gusti forti memorizzate questa parola “jhal”, significa piccante e può tornarvi utile – se vi rispondono ha è sì, se vi dicono na è no, ma tanto per loro non è mai piccante. Come in tutta l’Asia si mangia molto riso, e deliziosi sono i samosa e i dal-puri, fagottini fritti con ripieno di carne, patate e piselli; oppure i dolci, il più famoso dei quali è il jelapi che è zucchero fritto a forma di spirale. Alle torte è dedicata anche una festa, pitha-mela (la festa delle torte), in cui le donne si sfidano a chi cucina la migliore torta – con un po’ di fortuna si può assistere a questa competizione anche in Italia. Il Capodanno bengalese è conosciuto come Pôhela Boishakh (পহেলা বৈশাখ ) e corrisponde al primo giorno secondo il Bengali Calendar celebrato in tutto il Bangladesh e nel Bengala occidentale, sino alle comunità in Assam, Tripura, Odisha ed in Kolkata. Il giorno di inizio è solitamente il 14 Aprile, in accordo con il calendario ufficiale della Bangla Academy. Stiamo parlando di una tradizione che rimanda al calendario solare hindu. Questo che sta per cominciare è l’anno 1419. In Bangladesh è un giorno importantissimo. E’ l’inizio di tutte le attività legate al commercio, perché considerato di buon auspicio, e ciò vale anche per i matrimoni. Il Nuovo Anno è strettamente collegato alla vita rurale nel Bengala. Perciò la mattina ci si alza presto, si pulisce la casa e ci si veste bene. Le donne con i sari bianchi bordati di rosso, i fiori nei capelli e i bindi tra gli occhi; gli uomini con le lunghe tuniche (kurta). Tradizione vuole che si attenda l’alba del primo giorno sotto un albero o sulle rive di un fiume. Hanno dunque principio le feste che durano circa una settimana.
ARTE E CULTURA – La letteratura bangladese ha i suoi primi documenti nel Charyapada o Charyageeti, raccolta poetica del VIII-Xii sec. a.C., che può essere considerata la prima testimonianza scritta conosciuta di un’opera letteraria in lingua bangla. Michael Madhusudan Dutt è considerato il primo poeta epico della letteratura bangladese. Però, senza dubbio, i più famosi poeti del Bangladesh sono Rabindranath Tagore, premio Nobel nel 1913, e Kazi Nazrul Islam (1899-1976), considerato il “poeta nazionale” la cui opera comprende circa 3000 canzoni (nazrul geeti). Anche Fakir Lalon Shah (1774-1890) è una figura di rilievo, rappresentante della comunità mistica dei baul, i cantori poveri, illetterati ed erranti, però capaci di tramandare una lunga tradizione orale del Bangladesh, con oltre 10 mila canzoni, delle quali oggi se ne conservano solo 3000 in musica. I pittori più famosi sono Zainul Abedin e Mustafa Manwar. Mentre i cantanti storici sono Rezwana Chowdhury Banya, Samina Chowdhury, Abida Sultana, Sabina Yasmin, Runa Laila, Shakila Zafar, Baby Naznin “Black Diamond”e Momtaz. Biplop rappresenta invece il genere rock, mentre Habib, Hridoy Khan, Balam, Mimi e Nancy sono le nuove leve. Tra i film, hanno avuto molto successo in tempo recente e sono stati proiettati anche in alcuni cinema italiani sottotitolati: “Monpura” e “Third Person Singular Number”. Il tema del 90% dei film bangladesi è l’amore, spesso difficile e avverso dalle famiglie. In lingua bangla amore si dice bhalobasha, ed è la poetica unione di bhalo (bene, buono) e basha (casa).
UNA STORIA FATTA DI LINGUA, SANGUE E MARTIRI- Ora parliamo brevemente della storia del Bangladesh, a conclusione di questa nostra guida. Il giorno più importante cade il 21 Febbraio, celebrato ogni anno in tutto il Bangladesh e dal suo popolo al completo in qualsiasi città del mondo esso si trovi. In tale giorno si commemora la Giornata Internazionale della Lingua Madre per il riconoscimento del bangla come lingua ufficiale del Bangladesh, promossa dall’UNESCO – durante la 30° sessione del Congresso generale del 1999 – Giornata della Lingua Madre nel mondo, allo scopo di promuovere le diversità linguistico-culturali e il multilinguismo. Questa giornata fa riferimento ad uno dei fatti più sanguinosi che hanno segnato la storia del Bangladesh, ma che nello stesso tempo ne è diventato simbolo e memoria incisa nel carattere del suo popolo. Il 21 Febbraio è chiamato in Bangladesh Amar Ekushay ( 21 Febbraio immortale). Tutto ebbe inizio quando il governatore generale del Pakistan Mohammed Ali Jinnah dichiarò pubblicamente il 21 Marzo del 1948 che l’urdu sarebbe diventato l’unica lingua ufficiale sia per il Pakistan orientale che occidentale ; sebbene la maggior parte degli abitanti del Pakistan orientale parlasse il bengali: questo suscitò le loro proteste che culminarono nella manifestazione presso il campus universitario di Dhaka il 21 Febbario del 1952, contro le autorità pakistane che imposero l’urdu (lingua ufficiale del Pakistan) ai 70 milioni di abitanti del Bangladesh orientale – allora Pakistan orientale. 
 L’esercito pakistano fece fuoco contro i manifestanti e gli studenti uccisi divennero i martiri del Bangladesh, a cui è dedicato il Monumento ai Martiri (Shaheed Minar) nei pressi del campus universitario e ai piedi del quale nella giornata dei Martiri, lo Shaheed Day, gente proveniente da ogni parte del paese, indossando fasce nere in segno di lutto, scalza, depone i fiori piangendo i loro eroi cantando “Amar Bhaiyer rakte rangano Ekushey February ami ki bhulite pari” (21 Febbraio, giorno bagnato di sangue dei nostri fratelli; come dimenticarlo). Quel terribile accadimento diede vita alla lotta per l’indipendenza, con l’intero popolo, di ogni estrazione sociale, guidato dal Bangabandhu Padre della Nazione Sheik Mujibur Rahman, capo dell’Awami League: durò nove mesi la guerra, con un costo umano di circa tre milioni di vite, e terribili crimini commessi dall’esercito pakistano (purtroppo non è reperibile in Italia ma solo attraverso i canali dell’Ambasciata del Bangladesh, un libro scritto da Shafiqul Islam Kajol intitolato “The Unsung Ballads – Statements of Bironganas of Bangladesh Liberation war 1971”, in cui l’autore raccoglie le interviste fatte alle donne che subirono gli stupri e le torture nei villaggi, in quei mesi, da parte dell’esercito pakistano, e la loro condizione di abbandono ed isolamento dopo l’indipendenza; una testimonianza veramente drammatica). La prima dichiarazione d’indipendenza fu proclamata per radio da M. A. Hannan il 26 Marzo del 1971, con le parole del Padre della Nazione, ma maggior risonanza – anche all’estero – fu quella pronunciata dal Maggior Zia il 27 Marzo. Citiamo dei versi di una famosissima poesia scritta dal celebre Mahbubul Alam in memoria dei martiri del ‘52: “Non sono venuto per piangere. \ Sono venuto a chiedere vendetta per la gente che ha perso la propria vita qui.” Non si può comprendere il Bangladesh, e ancora di più il suo popolo, senza tenere sempre presente questi fatti. I bangladesi sono stati l’unico popolo che ha perso milioni di vite per una guerra che è nata a difesa di una lingua. Anche oggi, la diaspora bangladese nel mondo ha come prima necessità la salvaguardia della propria lingua per i propri figli con le istituzioni di scuole di lingua bangladesi (bangla pathshala). Il carattere dell’uomo bangladese, sebbene possa sembrare mansueto ed umile, è in realtà profondamente orgoglioso. Perché, se il mondo intero oggi festeggia una Festa della Lingua, è grazie al sangue versato dagli studenti di Dhaka. E non dimentichiamo le donne, le quali costituiscono la metà della popolazione del Bangladesh e giocano un ruolo sempre più importante nella vita politica, economica e sociale. Il Primo Ministro del Bangladesh è donna – Sheikh Hasina – così come i ministri degli Affari Esteri, l’Interno e l’Agricoltura. I diritti delle donne all’uguaglianza sono garantiti dalla Costituzione del Bangladesh del 1972. Inoltre il Governo offre istruzione gratuita alle bambine fino alle medie e pianifica di estenderla fino al compimento delle superiori. Moltissime donne nelle aree rurali beneficiano del micro-credito e di attività redditizie. Vogliamo concludere con i versi di una poesia di Lalon, che ha valore universale: “La gente si chiede… qual è la casta di Lalon? \ Lalon risponde: ‘i miei occhi non riescono a vedere i segni della casta’. Ma non vedi: alcuni portano ghirlande, alcuni rosari intorno al collo. Ma qual è la differenza, Fratello?”
Ringrazio per il reperimento di dati L’Istituto Culturale del Bangladesh in Italia – B.C.I.I.
Fonte: frontierenews.it testi e foto di Stefano Romano

Nuovo Mercato Esquilino 13-20-27/07/12 Progetto Pilota "InformaSalute Interculturale"




Dopo la positiva esperienza della settimana di promozione della salute denominata “LA SALUTE E’ UGUALE PER TUTTI” - realizzata dal 21 al 29 maggio 2012 e dopo una prima giornata (venerdì 19 giugno) di verifica logistica e organizzativa –informiamo–che la Caritas Roma –Area Sanitaria, garantirà di nuovo, sempre presso la piazzetta del Nuovo Mercato Esquilino una presenza settimanale del servizio Informasalutesustrada, L’obiettivo del “Progetto Pilota” che si concluderà alla fine di Luglio, in collaborazione con il Progetto Mediazione Sociale-Esquilino e la A.G.S. Co.Ri.M.E. sarà quello di: •Realizzare settimanalmente una presenza di una postazione (gazebo) di informazione e orientamento sul diritto alla salute e all’assistenza sanitaria specificamente diretta alla popolazione straniera e/o senza dimora che transita nel Nuovo Mercato Esquilino.
•Raccogliere dati sulla domanda di salute della popolazione incontrata.
•Analizzare i dati raccolti e discuterne con gli operatori del Progetto Mediazione Sociale e la Co.Ri.M.E. per valutare insieme la possibilità di dare continuità (da settembre) all’intervento.
Il Progetto Pilota si avvarrà di tre operatori volontari formati sulle tematiche giuridiche (diritto alla salute e all’assistenza sanitaria) ed esperti nell’orientamento ai servizi socio-sanitari che saranno presenti nel gazebo e che con l’ausilio di materiale informativo forniranno informazioni su accesso e fruibilità dei servizi.
La presenza del gazebo del progetto pilota Informsalute interculturale si realizzerà nei seguenti giorni: Martedì 19 e 26 Giugno ore 13.00/15.30
Venerdì 6-13-20 e 27 ore 13.00/15.30
A.G.S. Co.Ri.M.E.Caritas Roma –Area Sanitaria Progetto Mediazione Sociale – Esquilino

Esquilino 09/06/12 "Un mistero per otto"

"Avviso Pubblico del Municipio Roma Centro Storico"

AVVISO PUBBLICO
A partire dall’anno 2012 è entrata in vigore l’IMU (Imposta Municipale Propria) che si applica sul valore dei beni immobili posseduti, siano essi terreni o fabbricati. La nuova imposta potrà essere pagata in più rate, la cui prima scadenza è prevista per il 18 giugno 2012. La base di calcolo è il valore della rendita dell’immobile ai fini catastali rivalutata del 5%, che dovrà essere rivalutata di un ulteriore 60%. Questo “sistema di calcolo” colpirà indistintamente tutti i cittadini del Centro Storico, anche coloro che hanno già effettuato la rivalutazione ai fini catastali come richiesto dall’Amministrazione comunale a seguito dell’approvazione della delibera n. 87/2006. Quest’ultimi, in base alla recente normativa, subirebbero una nuova rivalutazione degli immobili creando una evidente disparità di trattamento rispetto a coloro che non hanno provveduto alla regolarizzazione catastale delle abitazioni come richiesto dal Comune. Al fine di discutere di questa delicata questione ed, eventualmente, organizzare iniziative volte a portare all’attenzione pubblica questa situazione di evidente iniquità, il Presidente del Municipio Orlando Corsetti incontrerà i cittadini il giorno 12 giugno, alle ore 17.00, presso il Teatro della Scuola Di Donato, in via Bixio 85.
I cittadini interessati sono invitati a partecipare.
Per info: 06.69601202 – email: orlando.corsetti@comune.roma.it

10/06/12 "Cum Panis"

CUM PANIS
all'Hortus Urbis
Domenica 10 giugno 2012 dalle ore 11,00
all'Hortus Urbis, l'orto antico romano nel Parco dell'Appia Antica, proseguono le attività all'aria aperta con “Cum Panis”, un laboratorio di narrazione e manipolazione per i bambini dai 5 anni, e i loro genitori, un’idea di Sabina de Tommasi, realizzata dall’Associazione Ersilio M., con Elena Chiattelli. Pane alimento primario. Essenziale in tutte le culture, in tutte le latitudini, in tutte le religioni. Pane secco da portare su in alta montagna, oppure nelle lunghe notti sul mare dei pescatori, gallette portate in guerra nel tascapane, pane bianco raffinato e morbido, pane croccante che odora di forno e di legna, pane di plastica finto come il pane del mcdonald, pagnotte grandi e pesanti, panini piccoli piccoli come bocconcini, pane raffermo... Per un tozzo di pane si fanno le guerre. Ma un tozzo di pane si divide con gli amici, e i nemici. Un tozzo di pane nutre, accomuna, rende compari (di scampagnate) e compagni (di vita). Per fare il pane ci vogliono tempo e pazienza. Ma viviamo un'epoca nella quale tempo e pazienza sono difficili da conquistare. E allora bisogna stare insieme, uniti. Condividere il tempo della lievitazione, il tempo dell'attesa. Un tempo che non possiamo determinare, possiamo solo occuparlo. E noi lo faremo raccontando la storia del pane, che è antica quanto la storia dell'uomo. Tante storie e leggende... prima di infornare.... Perché alla fine ognuno abbia un tozzo di pane caldo.....
Alle 10.45 registrazione
Quota di partecipazione: 8 euro a persona
Prenotazioni obbligatoria entro le 18 di sabato 9 giugno: hortus.zappataromana@gmail.com
Si ricorda che l'area è dotata di zona pic nic per coloro che volessero trattenersi anche per il pranzo.
Per arrivare Hortus Urbis presso l'ex Cartiera Latina, via Appia Antica, 42 o 50 (accanto alla fontanella).
In bici: ciclabile Cristoforo Colombo e Circonvallazione Ardeatina.
Bus: 118 e 218 sull'Appia Antica (Fermata Domine Quo Vadis) o 30express, 714 e 715 (Fermata Cristoforo Colombo/Bavastro o Cristoforo Colombo/Circonvallazione Ostiense) e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.
In macchina: parcheggiare via Carlo Conti Rossini, Largo Gavaligi, via Omboni, via Scott e dintorni e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.

Esquilino, 6-9/06/12 "MashRome, la contaminazione audiovisiva in festival all'Esquilino"

Dal 6 al 9 giugno 2012
all'Acquario Romano - Casa dell'Architettura
il primo festival nostrano dedicato a una pratica creativa ancora tutta da esplorare. Un cocktail sapientemente dosato di immagini e suoni tratti da fonti diverse, montati e accostati secondo inedite soluzioni, con precedenti illustri realizzati da Pasolini, Bertolucci, Godard, Allen e Ridley Scott con Life in a Day
Provetti Frankenstein delle arti contemporanee, unitevi. E' ai nastri di partenza il Mash Rome Film Fest(dal 6 al 9 giugno all'Acquario Romano - Casa dell'Architettura, Piazza Manfredo Fanti, 47), il primo festival nostrano dedicato a una pratica creativa ancora tutta da esplorare: il mash-up, appunto. Che trattasi, in sostanza, di un cocktail sapientemente dosato di immagini e suoni tratti da fonti diverse, montati e accostati secondo inedite soluzioni per creare prodotti nuovi e quanto più possibile originali, esattamente sullo stile di Blob.
LA CREATIVITA' ATTRAVERSO IL "RICICLO" - Il montaggio e il riassemblaggio di materiali diversi (siano essi schegge di videoclip, spot pubblicitari, performance art, documentari, reportage, cinema, animazione etc.) potrebbero apparire niente più che collage, ma richiedono una palestra ideativa non indifferente per individuare possibili combinazioni che siano efficaci da un punto di vista espressivo. L'approccio ludico alla materia aiuta, così come, va da sé, il desiderio di azzardare ardite sperimentazioni linguistiche. La creatività passa sempre più spesso attraverso il «riciclo», il mixaggio del già dato, il citazionismo piegato a proprio uso e consumo. Facile tirare in ballo l'epoca dei social network e parole tanto care ai sociologi della comunicazione come «linguaggi crossmediali», o, peggio ancora, «crowdfunding» o «crowdsourcing» (forma di finanziamento dal basso il primo, modalità di creazione collettiva di un prodotto il secondo). Le tecnologie open-source aiutano certo l'ibridazione dei generi e lo scambio orizzontale di idee come di contenuti, ma il mash up (termine traducibile con «mescolare generi diversi» ma, curiosamente, anche con «distruggere») parte in realtà da lontano. E non è figlio di You Tube e del nuovo protagonismo «artistico» (tutto contemporaneo) dell'utente, come si potrebbe supporre.
I PRECEDENTI, DA PASOLINI A RIDLEY SCOTT - Anno 1964: Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi firmanoVerifica Incerta, film creato grazie al rimontaggio tutto personale e «sporco" di pellicole hollywoodiane sottratte al macero. E ancora: La Rabbia di Pasolini e Bertolucci; Historie du Cinema di Jean Luc Godard; o anche Che fai, rubi? di Woody Allen e Life in a day di Ridley Scott: tutti esempi illustri di mash-up per l'uso e il riadattamento di materiali eterogeneii. Prima che al cinema, il mash-up si ritrova nella musica, ma l'audiovideo, eletto a forma espressiva privilegiata, diventa, in questo evento, il cuore di un discorso complesso sull'arte della contaminazione tout-court. Le organizzatrici del festival capitolino - Alessandra Lo Russo e Mariangela Matarozzo - sono soddisfatte delle centinaia di lavori mash-up arrivati da ogni parte del mondo, da parte di creativi evidentemente sensibili al richiamo di un appuntamento stimolante e non convenzionale. Nel corso dell'evento verranno presentati prodotti audiovisivi inediti. Il carattere internazionale dei lavori che hanno risposto all'appello è la chiara dimostrazione di un linguaggio davvero globale. Non è un caso che - in questa singolare arte del remix - il vocabolario esca dai confini nazionali con parole come collage, found footage, bootleg etc., mentre l'esperanto visivo-sonoro, viceversa, gioca a tradire lo sguardo e l'udito con proposte sempre impreviste e imprevedibili. LE SEZIONI - A questa prima edizione del MAshRome Film Fest presenterà dunque opere provenienti da tutto il mondo. Nove i film selezionati in MAshPrime, la sezione dedicata all’interazione tra generi cinematografici: dagli Usa Retrocognition di Eric Patrick e Tropic of Cancer di Luther Blissett, Dong Ga Bang (Money Bag) di Kim Sunung dalla Sud Corea, The Legend of the Mighty Soap di Evelin Soosaar dall’Estonia, Historia Muerta di Mateu Fran dalla Spagna, Entrechat di Tan Tolga Demirci dalla Turchia,From I to I di Christopher Holloran dalla Cina e infine, ancora prima del trionfo di Michael Haneke al festival di Cannes, Funny Games Ghost di Karin Hammer & Stefan Hafner. La sezione MAshNewExperience, dedicata all’interazione tra cinema, arti e tecnologie, propone oltre 25 film sperimentali, mentre Talented Youth presenta 14 film provenienti da tutto il mondo di autori delle scuole di cinema più prestigiose.
Il programma delle proiezioni e degli eventi è disponibile su http://www.mashrome.org/.
Fonte:nuovopaesesera.it

Esquilino 03/06/12 "Altrove città e invisibili"

ALTROVE
Città e invisibili da Omero, Virgilio, Calvino e MaTeMù…
“Devi solo provarci, ogni città è possibile”
3 giugno 2012 ore 21,00
Teatro Ambra Jovinelli via Guglielmo Pepe 43 Roma
Adattamento e Regia di Gabriele Linari Uno spettacolo sui temi dell'immigrazione, della cittadinanza e delle seconde generazioni realizzato dai ragazzi del Centro di Aggregazione Giovanile MaTeMù situato nel Rione Esquilino, in una sede concessa a questo scopo dal Municipio Roma Centro Storico, e gestito dal CIES. Prendendo spunto da parole e immagini di Omero (L’Odissea), Virgilio (L’Eneide) e Calvino (“Le città invisibili” e “Palomar”) i ragazzi raccontano le loro esperienze di viaggio e di migrazione, di cittadinanza “invisibile”, di vita quotidiana nella città; le loro storie o quelle dei loro padri, dei loro nonni. Situazioni di persone finite altrove, persone che cercano o che, forse, hanno trovato un altrove dove restare. Lo spettacolo è il risultato di un laboratorio teatrale interdisciplinare tenuto dal regista e attore Gabriele Linari e realizzato nell'ambito del progetto “ACT Area Cantieri Teatrali. I giovani come attori di integrazione e dialogo interculturale” cofinanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi Terzi 2007-2013-Azione 2-Annualità 2010. La serata è organizzata per sostenere, con un’offerta libera, il proseguimento delle attività realizzate nel Centro di Aggregazione Giovanile del CIES, MaTeMù. Al suo interno, ogni pomeriggio, una media di 80 giovani del Rione e di tutta la città, di diversa provenienza culturale - ragazzi italiani che frequentano le scuole medie e superiori, giovani di seconda generazione, minori stranieri non accompagnati e rifugiati - svolgono varie attività didattiche e ludiche: lezioni di danza, musica e teatro, laboratori artigianali, di spray art, cinematografici, corsi di informatica, di fotografia, sostegno scolastico, e molto altro ancora. Le attività vengono proposte da operatori specializzati (educatori e artisti) che offrono accoglienza, ascolto e importanti occasioni di crescita espressiva ed artistica. MaTeMù vuole continuare a proporsi come un prezioso luogo per giovani di tutte le culture e per lo sviluppo di una cittadinanza creativa, vivace e solidale. Nella speranza di incontrarLa in occasione dello spettacolo, Le porgo i miei più cordiali saluti. La Presidente del CIES Elisabetta Bianca Melandri Per informazioni e prenotazioni: CIES Onlus Tel: 0677264611 fax 0677264628 mail: cies@cies.it